«Occorre stralciare l’articolo 61 del “Decreto Agosto” comma 1 e 2 che impone anche alla Camera di Commercio di Ravenna 30 giorni di tempo per concludere il processo di accorpamento con quella di Ferrara, pena l’invio di un commissario straordinario». La richiesta arriva dai capogruppo della maggioranza di Ravenna: Fabio Sbaraglia (Pd), Chiara Francesconi (Pri), Daniele Perini (Ama Ravenna), Michele Casadio (Italia Viva), Mariella Mantovani (Articolo Uno) e Michele Distaso (Sinistra per Ravenna).

Sei politici che hanno deciso di farsi portavoce per etichettare come «inopportuni» quegli articoli del decreto. «Ci troviamo infatti ancora in pieno e conclamato periodo emergenziale – ricorda la maggioranza – e detta misura di legge comporterebbe l’inevitabile commissariamento di camere di commercio virtuose come quella di Ravenna, che in questo momento di grave crisi ha potuto finanziare interventi complessivi superiori a 3 milioni di euro a favore dell’imprenditoria locale».

Secondo i sei firmatari, il commissariamento depotenzierebbe il lavoro della Camera di Commercio di Ravenna, che si troverebbe totalmente impegnata in procedure burocratiche ed in pratiche amministrative, invece di poter dar corso e seguito ai reali sostegni e supporti messi in atto o pianificati a tutela e favore dei settori economici e delle aziende del territorio. «Chiediamo al Governo, alla Regione e ai parlamentari eletti nei collegi della nostra Provincia – concludono – che ascoltino le istanze dei territori».

Non è la prima volta che le voci della politica si alzano contro l’unione delle Camere di Commercio di Ravenna e Ferrara, un progetto che non entusiasma il territorio e nemmeno le imprese.

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