Furti a raffica durante la serata di liscio. “Ballerine” di Imola arrestate

Furti a raffica durante la serata di liscio. “Ballerine” di Imola arrestate

CASTEL BOLOGNESE. Avevano attirato l’attenzione in pista, ballando apparentemente brille a suon di liscio sotto la consolle. Le aveva notate l’uomo che di lì a pochi istanti sarebbe diventato una delle prede della loro razzia di portafogli e cellulari. Che sia stata una mossa pensata o un clamoroso passo falso, la cosa certa è che per due donne italiane, di 46 e 50 anni, entrambe residenti a Imola, la serata alle Cupole si è conclusa con l’arresto. Le hanno bloccate i carabinieri, che mentre stavano per entrare nel locale chiamati proprio per quella sequenza di furti, avevano incrociato le due donne uscire frettolosamente e salire in un’auto del parcheggio.

Peccato però che il proprietario del veicolo, presente quando le signore si erano sedute una nel sedile passeggero anteriore e l’altra in quelli posteriori, se ne sia ben guardato dall’offrire loro il passaggio a Imola che le due gli avevano chiesto salendo a bordo. Ci ha tenuto a precisarlo davanti ai militari che nel frattempo non avevano perso di vista le ladre.
Dato il nervosismo nei loro volti, le hanno invitate a scendere dal veicolo. È stato allora che una delle due ha tentato di sbarazzarsi di un portafogli. La successiva perquisizione ha permesso di recuperare tre smartphone spenti, un bancomat e dei contanti, che la pattuglia ha riconsegnato ai legittimi proprietari, fuori dalla discoteca.

È stata la successiva ricerca delle vittime del furto che ha portato le forze dell’ordine a formulare il verbale d’arresto sulla base del quale ieri mattina si è tenuto il processo per direttissima. Difese dall’avvocato Gian Luigi Manaresi, entrambe sono comparse davanti al giudice Natalia Finzi e al vice L’accusa aveva chiesto la condanna a 2 anni e 8 mesi per la 46enne e a 3 anni per la 50enne, alla luce dei numerosi episodi che le avevano viste protagoniste in altri casi di furto. Il giudice, tuttavia, non riconoscendo aggravanti né recidiva, le ha condannate una a 4 e l’altra a 5 mesi.

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