Fuochi d’artificio, anche la pittura festeggia San Silvestro

L a fine dell’anno si avvicina ed è tempo di fuochi pirotecnici per festeggiare l’arrivo di quello nuovo. Sembra che già alla fine del primo millennio i cinesi impiegassero la polvere nera per realizzare fuochi artificiali, ma è meno noto che l’impiegassero in guerra quale propellente per razzi e cannoni. Con questa funzione la miscela di carbone, potassio e zolfo arriva in Europa nel XIII secolo.

Il suo uso nei i festeggiamenti si sviluppa solo nel Cinquecento e i colori alla fine del Settecento con l’aggiunta di clorato di potassio. Da allora i fuochi diventano una forma di spettacolo ampiamente diffuso.

Uno dei più famosi è la Girandola di Castel Sant’Angelo con la fontana finale che zampilla su tutto il mausoleo il 29 giugno per la festa dei patroni di Roma, istituita da Sisto IV. Ippolito Caffi, Antonio Mancini e prima di loro Jakob P. Hakert e Joseph Wright of Derby immortalano lo spettacolo romano nelle loro tele, ma in generale i fuochi pirotecnici non sono un tema ritratto spesso dai pittori. Guido Marussig (Trieste 1885 – Gorizia 1972) dopo l’Accademia a Venezia, dal 1905 è presente alla Biennale fino all’inizio della Seconda guerra mondiale. Ottimo incisore, pubblica nel 1924 su “Xilografia”, la rivista diretta dal faentino Francesco Nonni, una serie di vedute veneziane eseguite nel 1907. Dal 1916 è a Milano dove si dedica principalmente alla grafica, all’illustrazione e alla scenografia. Scultore e pittore vicino al gruppo di “Novecento”, dal 1932 è insegnante a Brera. Prima di allontanarsi da Venezia, esegue il pirotecnico albero magico fatto di fuochi che illumina la notte sui pettini delle prue delle gondole.

In Romagna Nazzareno Tognacci (Rimini 1911-1987), dopo il diploma all’Accademia di Ravenna si interessa dell’arredo urbano per il rilancio turistico di Viserba. Il suo talento si rivela nella grafica pubblicitaria già nel 1934 con il manifesto per le onoranze ad Alfredo Oriani e principalmente con “Riviera di Rimini” del 1946 per l’Enit: una grande ostrica si apre rivelando al suo interno il Tempio Malatestiano, proposto come valore culturale aggiunto alla vacanza. Nel 1958 dipinge con tecnica efficace e forte impatto visivo i festosi fuochi del ferragosto sulla spiaggia.

Domenico Dalmonte (Brisighella 1915-1990), allievo del celebre Giuseppe Ugonia, nel 1974 realizza l’acquerello di grande qualità con la splendida resa coloristica della Rocca di Brisighella illuminata dai fuochi e del Monticino in lontananza. Quest’ultimo è anche sul fondale dello spettacolo pirotecnico al centro di una nitida linoleografia. Entrambe le opere vengono eseguite per le copertine dell’annuale “Le campane del Monticino” del 1974 e del 1976 e sono pubblicate sul volume “La xilografia di Domenico Dalmonte” curato da Attilio Dalmonte per i tipi della Mandragora di Imola nel 2005.

Dopo di lui, Anna Maria Nanni (Cesenatico 1937-2021) nel 2000 dipinge “Fuochi d’artificio”, una esplosione di girandole colorate nel cielo sopra il campanile della chiesa di San Giacomo a Cesenatico pubblicato su “I colori della vita”, la bella monografia curata da Orlando Piraccini, edita da Serigraf di Cesenatico nel 2017. L’artista, molto vicina stilisticamente al Nuovo Futurismo, attinge da Giacomo Balla, il quale nel 1917, dopo una serie di bozzetti, tele e arazzi, realizza le scenografie per il balletto di luci e suoni “Fuochi d’artificio” di Igor Stravinskij al teatro Costanti di Roma per la regia di Sergej Diaghilev.

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