Fu rifugio per 30 ebrei, l’Hotel Bristol di Bellaria House of Life

Fu rifugio per 30 ebrei, l'Hotel Bristol di Bellaria House of Life
Ezio Giorgetti (a sinistra) in una foto d’archivio

BELLARIA IGEA MARINA. La Fondazione internazionale Raoul Wallenberg (Irwf) – importante organizzazione che si batte per le vittime dell’Olocausto – consegnerà all’Hotel Bristol la targa di House of life. Un riconoscimento in onore dell’allora proprietario Ezio Giorgetti e del maresciallo dei carabinieri Oscar Osman Carugno, Giusti tra le Nazioni, che salvarono un gruppo di ebrei perseguitati dai nazifascisti durante la seconda guerra mondiale. Uomini e donne fuggiti da Zagabria e arrivati in Italia. L’appuntamento è per domenica alle 17 proprio all’Hotel Bristol. A fare gli onori di casa saranno Giuliano e Mariafrancesca Vasini, nipoti di Ezio, alla presenza di Giovanna e Maria Teresa Giorgetti, figlie di Ezio, di Francesca Comitangelo, nipote del maresciallo Carugno, del sindaco di Bellaria, Filippo Giorgetti e del console armeno in Italia Pietro Kuciukian, in rappresentanza di Gariwo – La Foresta dei Giusti. La Fondazione Wallenberg sarà invece rappresentata dalla vice presidente Silvia Costantini e da Elena Colitto Castelli, responsabile per l’Italia del progetto Houses of life. Moderatore: Emilio Drudi, giornalista, autore del libro dedicato a Giorgetti Gli ebrei salvati dal primo Giusto tra le Nazioni, Giuntina editore, 2012.

La storia
Nel settembre di 76 anni fa, arrivò a Bellaria un gruppo di circa trenta ebrei scappati prima da Zagabria, poi dal campo di internamento di Asolo per cercare di fuggire dalle persecuzioni razziali. Ezio Giorgetti li accolse nel suo albergo, che allora era l’Hotel Savoy, con generosità e sprezzo del pericolo, tanto più che a pochi metri dall’albergo c’era la sede della gendarmeria tedesca. Al gruppo iniziale, il cui capo carismatico era Ziga Neumann, si aggiunsero quasi subito altre due famiglie, grazie all’aiuto del maresciallo Carugno.
Per il pericolo di essere arrestati dai nazifascisti e deportati nei campi di sterminio, i fuggitivi affrontarono numerosi e rischiosi trasferimenti. Giorgetti e Carugno furono sempre al loro fianco e procurarono al gruppo dei documenti falsi. Grande fu la solidarietà delle popolazioni locali, anche di chi teoricamente era schierato con il nemico. L’ultimo nascondiglio sarà a Pugliano Vecchio (nel comune di Montecopiolo) dove avvenne un atto di generosità davvero commovente: non esistendo edifici abbastanza grandi per ospitare il gruppo, ogni abitante mise a loro disposizione una stanza della propria casa. Dopo la Liberazione il gruppo raggiunse Bari dove si erano raccolti tutti i profughi provenienti dalla Jugoslavia. Nell’ottobre del 1944, prima della partenza definitiva verso Israele, Josef Konforti che faceva parte del gruppo, riuscì a vedere per l’ultima volta Ezio, per ringraziarlo e abbracciarlo.

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