Ecco l’andamento dei prezzi della frutta estiva 2020 nei dati raccolti dalla Camera di Commercio: una stagione caratterizzata da una minore produzione.

Analizzando i dati relativi all’andamento dei prezzi della frutta estiva nel territorio di Forlì-Cesena, si evidenzia un incremento delle quotazioni medie stagionali, conseguente alla rilevante contrazione dell’offerta (riduzione della produzione raccolta a causa delle avversità meteo-climatiche di inizio primavera). Ci si trova, dunque, di fronte ad un’altra stagione di scarsa produzione e di qualità contenuta, che si associa alla costante riduzione delle superfici coltivate (in atto già da diversi anni) e agli effetti straordinari dell’emergenza Covid-19 sulle strutture di costo dei produttori e dell’intera filiera ortofrutticola.

I dati

In provincia la frutticoltura e in particolare le produzioni di Pesche e Nettarine si qualifica come specializzazione e vocazione territoriale, sebbene da anni superfici, quantità e valore siano in ridimensionamento. Per il 2020, le gelate tardive di fine marzo e dei primi giorni di aprile hanno causato danni rilevanti alle colture in fioritura che si sono riflessi nei livelli produttivi attuali. In base alle valutazioni degli operatori settoriali si stima, con verosimile certezza, una flessione produttiva dell’80% (rispetto alla precedente stagione) per albicocche, pesche e nettarine; del 70% per le susine. La minore quantità raccolta ha comportato una riduzione delle giornate lavorate di circa il 15%, con problematiche sull’occupazione agricola e sulla struttura imprenditoriale dei coltivatori.

Nel tempo

Nel medio periodo (dal 2010 ad oggi) complessivamente la superficie agricola utilizzata (Sau) dedicata alle coltivazioni frutticole estive (pesche, nettarine, susine e albicocche) si è ridotta di circa 4.100 ettari, dimezzandosi sostanzialmente (fonte Istat, dati provvisori 2020). In particolare, per la varietà di pesche e nettarine, la flessione della Sau è stata del 61,1%.

Prezzi

Sul fronte dei prezzi, i dati riportati nel listino della Camera della Romagna ed elaborati dall’Ufficio Informazione economica mostrano corsi crescenti delle quotazioni, conseguentemente alla minore offerta immessa sul mercato: albicocche (+140,8%), susine (+42,8%), pesche gialle (+84,8%), nettarine gialle (+121,2%). L’intensità di queste variazioni deve essere letta considerando i valori di partenza dei prezzi medi del 2019, che erano assai ridotti.

Per la totalità di pesche e nettarine, il prezzo medio della stagione 2020 (riconosciuto al produttore, senza Iva o sussidi) si è attestato a 0,6515 €/kg; lo scorso anno fu di 0,3544 €/kg. La quotazione media stagionale per le albicocche è pari a 1,2042 €/kg, quella delle susine è di 0,5375 €/kg.

La positiva dinamica dei prezzi rilevata nella stagione 2020, conseguente alla rilevante contrazione dell’offerta, non garantisce tuttavia una redditività per i produttori, penalizzati dai bassi volumi produttivi e da costi operativi che si mantengono incidenti e aggravati, lungo tutta la filiera ortofrutticola, dalle misure di adeguamento per l’emergenza Covid-19.

Severa selezione

La crisi nel comparto frutticolo locale ha portato, negli ultimi anni, ad una severa selezione dei coltivatori: chi è rimasto rappresenta, ad oggi, l’eccellenza dei produttori. Da loro sono stati realizzati investimenti in innovazione di prodotto e di processo (miglioramento degli impianti, adozione di tecniche di coltivazione all’avanguardia, rinnovo delle varietà) che richiedono una tendenziale remunerazione economica, allo stato attuale non realizzabile.

«L’andamento particolarmente negativo dell’annata che sta finendo, purtroppo, aggrava le difficoltà strutturali di questo importante comparto della nostra agricoltura e, quindi, dell’economia territoriale – commenta Alberto Zambianchi, Presidente della Camera di commercio della Romagna – Mi preme, ancora una volta, ricordare che la frutticoltura estiva deve essere oggetto di attenzione da parte di tutti i livelli di Governo, perché si tratta, non solo di una componente di rilievo della nostra economia, ma anche di un asset che qualifica e rende unico da più punti di vista il nostro territorio. Per questo occorre agire per preservare, sia la capacità diretta che ne deriva di produrre ricchezza, sia quella indiretta in termini di competenze specifiche».

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