“Frequenze”, un nuovo incontro tra fotografia e musica

RIMINI. Lara Botteghi e Alice Naso, due ragazze rispettivamente di Santarcangelo e Ravenna, nell’ottobre 2020 in seguito alle difficoltà subentrate a causa della pandemia, hanno deciso di dare vita a Frequenze, un format che ha come concetti chiave passione e voglia di mettersi in gioco. La volontà è quella di sconfiggere il silenzio che ha avvolto realtà musicali, e più in generale artistiche, in questo momento di grandi difficoltà. La situazione ha così stimolato le due giovani fotografe a cercare un dialogo, una modalità che potesse dare voce a chi l’aveva persa. I temi trattati ragionano su dinamiche personali e generali. Nascendo dall’idea di due fotografe, il progetto fa particolare riferimento alla separazione di frequenze, procedimento che permette l’analisi di un’immagine nelle sue componenti macro e microscopiche. L’approccio del format sarà quindi interagire ragionando su dinamiche personali e generali, tentando, come un’onda, di creare una catena e arrivare a più realtà possibili. Ne abbiamo parlato con le due giovani artiste.

Per quali motivi avete deciso di dar vita a “Frequenze”?
«Frequenze è un progetto che nasce durante il periodo della pandemia, momento in cui l’arte sembrava essere stata messa da parte – rispondono Lara e Alice –. Abbiamo deciso di dare vita ad un format che unisse due realtà che ci appassionano, quella fotografica e quella musicale».

Perché avete scelto questo nome?
«Il termine “frequenze” appartiene ai vocabolari di entrambe le discipline: sia che si parli di immagini o di suoni, rappresentano nello specifico componenti macro e micro-scopiche. Gli argomenti trattati nelle nostre interviste rispecchiano in pieno questa indagine».

Voi e l’arte: quando e come è scoccata la scintilla?
«Concluso il liceo, abbiamo deciso di frequentare l’Accademia di Belle Arti di Rimini, dove ci siamo incontrate. Da qui fino alla fine degli studi, ad ottobre 2020, abbiamo cominciato a collaborare a diversi progetti fotografici, che affrontavano tematiche affini ad entrambe».
Qual è il vostro rapporto con la fotografia?
«Dalla laurea non ci siamo mai fermate, l’approccio alla fotografia è cresciuto con noi. Non è stato semplice, è un mondo che muta continuamente. Passione, tenacia e professionalità sono le nostre parole chiave: ci accompagnano quotidianamente anche nel mondo del lavoro».
Henri Cartier-Bresson affermava: “Fare una fotografia vuol dire allineare la testa, l’occhio e il cuore. È un modo di vivere”. È davvero così? Cosa ne pensate?
«Rispondendo proprio col cuore, pensiamo che dipenda sempre dall’approccio che si ha nei confronti del proprio lavoro. In questo caso, con la fotografia, tutto ruota attorno alla tipologia e alla natura degli scatti che devono essere realizzati».
Il vostro rapporto con la musica?
«Siamo grandi divoratrici di musica: quest’ultima accompagna la nostra quotidianità, a partire dai nostri ragazzi, che suonano in una band. Da qualche anno scattiamo con successo foto a concerti, backstage o ad eventi, da sole o insieme».
In che modo unite queste due arti?
«Con Frequenze abbiamo modo di intervistare artisti musicali, chiedendogli come si approcciano alla fotografia e cosa rappresenta per loro. In molti hanno riconosciuto l’importanza di unire le due discipline, ancor più con l’avvento del digitale».
Cosa cercate di comunicare con il vostro progetto?
«Visto che l’idea nasce da due fotografe, Frequenze non può che puntare sul valore dell’estetica e dell’immagine. L’approccio alla disciplina musicale deve tener conto, soprattutto nell’era dei social, che sono in continua evoluzione, non solo del contenuto ma anche dell’impatto visivo che si restituisce».

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