Fratture del femore: è necessario agire presto

Gli anni scorrono implacabili e con il tempo le ossa cambiano la loro densità. Dopo i 70 anni sono più fragili e non solo una caduta può causare una frattura. Si tratta di una delle patologie più frequenti della terza età che colpisce più le donne che gli uomini. Quando a rompersi è il femore la situazione può essere davvero critica: ogni anno più di 175 mila persone fanno ricorso al pronto soccorso per fratture di questo osso della gamba (il più lungo dell’intero organismo che unisce l’anca con il ginocchio) e in quasi 8 casi su 10 riguardano donne anziane. La frattura del collo del femore è legata a una percentuale di mortalità (dettata dalle sue complicanze) del 5% in fase acuta e del 15-25% entro un anno.

La fragilità

C’è un fattore da tener presente: il tempo passa e la resistenza del peso dell’organismo diminuisce ma non il suo carico. Ecco perché si frattura proprio lui, l’osso al centro della resistenza e avviene di solito nella zona più vicina all’anca. Non c’è solo una caduta a causarla: basta anche una semplice torsione. Per gli anziani si tratta di un momento che può devastare una vita. Ennio Morricone, compositore premio Oscar, morto ormai poco più di un anno fa, prima del suo ultimo respiro ebbe una caduta e se lo ruppe. L’autore di “Per un pugno di dollari” aveva 93 anni.

Agire tempestivamente

Il primo sintomo è, ovviamente, il dolore. Ma anche lividi e gonfiore possono far scatenare un campanello d’allarme. Bisogna agire in breve tempo e nella stragrande maggioranza dei casi bisogna passare da un chirurgo. Secondo il Programma nazionale esiti 2019 dell’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, è aumentata la percentuale di pazienti con più di 66 anni a cui viene garantito un intervento chirurgico entro 48 ore dall’arrivo del paziente nel pronto soccorso per le fratture del femore, proprio secondo quanto previsto dalle direttive internazionali. Ma questo dato si è stabilizzato dal 2017 in poi. Nel 2019 il 66,8% delle strutture ha raggiunto gli standard previsti, ma è forte il gap tra le diverse Regioni: si va dal 33,7% del Molise all’84% della Provincia autonoma di Trento. In Emilia-Romagna i maggiori interventi sono stati fatti all’Ospedale Maggiore di Bologna, al Santa Maria delle Croci di Ravenna, dal Guglielmo di Saliceto di Piacenza, al Maurizio Bufalini di Cesena e alle Aziende ospedaliere di Ferrara e Bologna.

Il recupero

Dopo l’intervento il recupero è particolarmente lungo e può durare diversi mesi. La riabilitazione passa sia dal rinforzo muscolare sia dalla possibilità di riacquisire stabilità nella camminata. Una situazione articolata, soprattutto se si fa in tarda età, ma necessaria per cercare di ritornare ad avere il più possibile una vita normale.

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