Frasi choc sull’abusivismo a Cervia, assolto il vigile autore dei post

CERVIA. Prima gli avevano revocato l’autorizzazione per il porto dell’arma di servizio, poi l’avevano sospeso, in attesa che il procedimento penale che lo vedeva accusato di istigazione all’odio razziale facesse il suo corso. Una misura che il Comune aveva preso anche per smarcarsi dall’imbarazzo nel vedere un proprio vigile al centro di un battibecco su “Sei di Cervia se… nza censura”.

Casus belli, l’abusivismo commerciale nella città rivierasca e la politica di accoglienza nazionale e locale. Su questi argomenti il commento affidato al gruppo pubblico del social network dall’agente, un 45enne di Treia (Macerata), era stato lapidario: «Se avessi la licenza di cremazione potrei aiutare io cominciando da subito con chi li aiuta ad entrare». Per questa e per tutta un’altra serie di frasi segnalate da due utenti all’allora sindaco Luca Coffari, l’uomo era finito a processo. Ieri il giudice Cecilia Calandra lo ha assolto perché il fatto non sussiste.

Rispondendo alle domande del vice procuratore onorario Annalisa Folli (che al termine della requisitoria ha chiesto la condanna a sei mesi), l’agente ha sostenuto che quelle frasi, scritte nel settembre 2015, si inserivano «in un periodo di insofferenza sociale», costellato di fatti di cronaca, tra i quali «l’ospitalità di una serie di migranti in un hotel a Pinarella, sorpresi poi a delinquere», e anche «l’aggressione di un collega, preso a morsi da un venditore ambulante».

Così ha ribadito in aula che quelle frasi erano state scritte «come provocazione». Ieri sono state lette più volte: «Come dicono certi comunisti col golfino… abbiamo bisogno di queste nuove merde in erba!». E ancora, cacciare venditori abusivi «a calci nelle palle», per poi inneggiare a un «nuovo 25 aprile». A chiudere il cerchio l’invocazione a «un’azione energica e non democratica». Nessuna discriminazione razziale secondo il difensore, l’avvocato Silvia Brandolini, che al culmine della propria arringa ha citato un passaggio giurisprudenza: «La discriminazione per l’altrui diversità non è uguale alla discriminazione per l’altrui criminosità». Un assist prima dell’assoluzione.

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