SAVIGNANO. Anche la terza ed ultima giornata, oggi, del Festival della storia “Limes” sarà in streaming sul canale Youtube e sulla pagina Facebook di “Limes festival”. Possibilità di collegarsi dalle 18.30 per la conversazione su “Il pestifero morbo“ tra Franco Cardini e Giovanni Brizzi, e alle 21 per “La bellezza della fragilità. I greci e il mistero dell’esistenza” con Mauro Bonazzi.
Abbiamo rivolto alcune domande sui temi del dibattito a Franco Cardini. Medievista, storico e saggista. già docente delle Università di Firenze e Bari, ora docente emerito della Scuola superiore normale, Cardini è volto notissimo anche al grande pubblico per i suoi programmi e interventi televisivi. Anche in questa intervista non manca di esternare intorno a vari argomenti d’attualità con la sua vivace vena di arguto polemista.
Cardini, quali termini di raffronto ha questa epidemia con quelle passate alla storia?
«Il mondo ne ha passate di peggio. In termini di mortalità, il n‹umero delle vittime da Coronavirus è nettamente inferiore a quello dell’influenza stagionale. Sfogliando le pagine della storia abbiamo esempi devastanti. I racconti di Tucidide sulla pestilenza ad Atene nel quinto secolo sono da brividi. La peste nera del 1347, arrivata in Occidente dall’Asia Orientale, durò cinque anni: un tempo lunghissimo, ma l’effetto fu diluito. Oggi il contesto è totalmente diverso››.
Dopo la grande peste del Trecento, Lei ha sottolineato, l’umanità ripartì con slancio…
‹‹Scopriremo anche noi come i giovani del Decameron di aver fatto un lungo viaggio attraverso il nostro spirito, ritrovandoci immunizzati dalla noncuranza, dalla negligenza, dalla superficialità? Dopo la peste del 1347-1348 Boccaccio descrive la rinascita della società, che alla fine si dimostra più solidale, più buona e onesta. Poi c’è stato il Rinascimento, la volontà da parte di crudeli ma splendidi signori di ridare splendore e vita alle città. Come Sigismondo Pandolfo Malatesta che edifica il Tempio Malatestiano e chiama per questo il miglior architetto del tempo. Anche noi in questo periodo non dovremmo scordare il valore salvifico dell’arte, della cultura, della lettura. Machiavelli diceva: “Quando leggo le parole degli antichi e quasi ne sento la voce, non mi sbigottisce la morte”».
E ora, quale sono le possibilità di un rinnovamento?
«Le pandemia hanno sempre rimodellato le società, creato vuoti nelle aree sovrappopolate. Le città si sono rinnovate, così come l’agricoltura. Ma sono alquanto pessimista sul rinnovamento di questa società, così complessa, dotata di strutture di vertice in mano a pochissimi. Nessuno ci dice che cosa sta accadendo in Africa, in Brasile… Nel “felice occidente” siamo convinti di star bene perché convinti di sapere tutto. Ma con i media di oggi non servono più neanche le dittature, sarebbero antiquate. È molto più facile organizzare il consenso, fare talk show, dare l’impressione alla gente di essere ben pagata, ben nutrita… Mi fanno ridere quelli che dicono che oggi è come ai tempi della guerra. C’è una grande voglia di ripartire. Si parla tanto di rinnovamento. Ma fino a che punto sarà un rinnovamento etico?››.
La pandemia, lei ha aggiunto, è figlia della globalizzazione e il problema del potenti è che è la malattia che si prende il potere…
«Il mondo appartiene a pochi. Nel mondo c’è una certa quantità di lobbies, che si riconoscono. si vedono, come a Davos, e sono quelle che comandando. Trump, il presidente cinese, Putin, sono solo la classe esecutiva dei lobbisti. Faccio un esempio, a Strasburgo a Bruxelles. ci sono Ceo stipendiati direttamente dal Parlamento europeo, incaricati di illustrare ai parlamentari i progetti industriali e convincerli quindi a votare magari una legge che riguardi tali progetti anziché un’altra. I parlamentari non studiano quindi ciò che devono votare ma votano in base a ciò che gli viene presentato, e i Ceo prendono per questo dai 500 ai 600 mila euro l’anno, più le provvigioni, ma di questo non si parla mai. Di un mondo così cosa pensa le gente?››.
Il morbo ha inoltre dimostrato, a suo parere, come nell’epoca dei social tutto possa cambiare in pochi attimi…
‹‹Comunicazioni velocissime e spostamenti repentini caratterizzano la nostra società. Quotidianamente siamo investiti da un bombardamento di cattive notizie. Un morto a Bergamo è un morto, ma diventano quaranta se l’informazione viene ripetuta altrettante volte in tv. Così salgono l’ansia e la paura in chi ascolta. Pensiamo anche a come il giudizio sulla Cina e i cinesi sia cambiato in pochissimo tempo. Prima untori, poi segregati dietro i muri per ordine della dittatura comunista, infine l’esempio da seguire. Da noi addirittura i salvatori della patria: i medici di Pechino ci insegnano come contenere l’epidemia. Nell’età dei social accade tutto e il contrario di tutto in un batter di ciglia››.

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