Franceschini: Ravenna capitale dantesca

Tutto pronto per l’apertura della mostra Dante. Gli occhi e la mente. Le arti al tempo dell’esilio, che ripercorre le influenze figurative sull’opera dantesca, partendo da Firenze per arrivare a Ravenna, dopo i lunghi anni di esilio. La chiesa camaldolese di San Romualdo ospiterà la mostra fino al 4 luglio, dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19, biglietteria al Museo Tamo.

«È una mostra straordinaria – ha asserito con entusiasmo il ministro della Cultura Dario Franceschini, intervenuto con un messaggio video all’inaugurazione – con grandissime opere. Una partenza formidabile che segna il ruolo centrale di Ravenna in queste celebrazioni. Sarà un anno interamente dedicato a Dante […] e Ravenna sta avendo in questo un ruolo di capitale». Presente anche l’assessore regionale alla Cultura, Mauro Felicori: «Oggi abbiamo una responsabilità speciale. Nel Piano di rinascita nazionale la cultura ha un posto importante e chi gestisce i beni culturali, il mondo dello spettacolo e della produzione audiovisiva sa che il Paese rinascerà se sapremo dare valore non solo civile, ma anche economico alla gestione dei beni culturali e della cultura in generale».

La mostra racchiude capolavori del Due e Trecento italiano provenienti da istituzioni prestigiose come i Musei Vaticani, gli Uffizi e il Louvre. Nomi come Giotto, Cimabue, Arnolfo di Cambio ma anche anonimi autori di straordinarie pale, tavole e affreschi, oltre ai raffinati artisti che hanno decorato i codici e i libri di preghiere esposti. Fra le curiosità, un frammento musivo proveniente dalla chiesa ravennate di San Michele in Africisco, quasi interamente perduto, i cui resti sono esposti al Bode Museum di Berlino. Sempre da Ravenna arriva la Madonna in trono con bambino, oggi parte della collezione del Louvre, mentre il ruolo di protagonista spetta allo straordinario Polittico di Badia, opera di Giotto di Bondone e situato originariamente nella chiesa di Badia a Firenze, a pochi passi da casa Alighieri (oggi conservato agli Uffizi).

«Pensare che i nostri meravigliosi mosaici bizantini – ha affermato il sindaco Michele De Pascale – abbiano influenzato e ispirato Dante nello scrivere gli ultimi canti del Paradiso ci suscita una grande emozione e un grande orgoglio. A partire da questa riflessione abbiamo voluto ripercorrere idealmente il viaggio dell’esilio del poeta attraverso le opere d’arte che può avere visto con i suoi occhi nelle diverse città».

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