Fotografia: il Fellini di Sommajuolo al Palazzo Fulgor

Un progetto che ha già viaggiato tra Matera, Napoli, Salerno. Ora approda a Rimini, al Museo Fellini. Ha inaugurato ieri al Palazzo Fulgor la mostra fotografica di Patrizia Mannajuolo “Federico Fellini dietro le quinte. Una quarantina di scatti dal set de La città delle donne”.

Patrizia Sommajuolo, moglie all’epoca di Renzo Rossellini (produttore di questo e altri due film di Fellini), primogenito del grande autore di cinema Roberto Rossellini che fu peraltro maestro e amico del regista riminese, ebbe l’occasione di frequentare il set del film che riflette intorno al femminismo dell’epoca e uscito nelle sale nella primavera del 1980 dopo travagliati mesi di lavorazione.

Fotografo ufficiale de La città delle donne, realizzato in gran parte negli studi di Cinecittà, era Pierluigi Praturlon. Ma come era capitato per altri fotografi in altri set, Fellini aveva acconsentito alla presenza di Sommajuolo, anche perché rassicurato dal “verdetto” di una sensitiva: la giovane fotografa emanava la “giusta” energia. C’era da fidarsi. E in effetti l’alchimia sul set fu perfetta. E la serie di fotografie scattate con discrezione e sguardo sensibile da Sommajuolo meritano di essere conosciute nonostante la pletora di immagini che documentano il lavoro cinematografico di Federico Fellini.

Lo sguardo di Patrizia Sommajuolo si dimostra senz’altro personale. Istintivo, innanzitutto. Cattura spesso i momenti di pausa delle riprese. E l’obiettivo allora si ferma a cogliere un rilassato Marcello Mastroianni seduto in vestaglia in un angolo del teatro studio o intento a togliersi una scarpa mentre parla e sorride a qualcuno che resta fuori quadro. Oppure incrocia i tanti personaggi che, come spesso accadeva, andavano a far visita al set di Fellini. Ecco allora Ingrid Bergman, Ben Gazzara, ma anche Roberto Benigni.

Il capolavoro, risultato della capacità di insinuarsi al momento giusto, di saper cogliere l’attimo di Sommajuolo, arriva con la serie di scatti – questa volta a colori – della scena con la grande palla in riva al mare. Fellini, nell’istruire evidentemente una comparsa, gioca con il grande pallone in una atmosfera di gioia e leggerezza infantile.

«Colsi quel momento magico – racconta la fotografa – di pura fantasia, con la spiaggia, la luce, il mare (tutto finto e ricostruito a Cinecittà, ndr). Scattai istintivamente con la mia Nikon».

La serie fotografica ha un impasto pittorico che fu voluto dall’autrice degli scatti, che usò la sovraesposizione della pellicola e che certamente non poteva disporre dei mezzi che si hanno oggi per intervenire in post produzione. Ma degne di nota sono anche le fotografie che colgono il gesticolare di Federico Fellini. La fotografa è attratta dalle sue mani e scatta: «Lo vedevo quasi come un maestro d’orchestra». Un’energia creativa che trapassava dal maestro all’autrice degli scatti. La sensitiva doveva averci visto proprio giusto.

La mostra, negli spazi di Palazzo Fulgor del Museo Fellini, ha inaugurato ieri e resterà visibile fino al 4 settembre. Il lavoro fotografico è stato pubblicato nel volume “Federico Fellini. L’occhio di Patrizia Mannajuolo”, artem, Napoli 2020.

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