SAVIGNANO. Dopo Copenhagen e Amsterdam, e prima del Si fest (18-20 settembre) il progetto “IdE” (Identity dialogues Europe) fa tappa dal 17 agosto a Barbastro (Aragona), con la partecipazione di Filippo Venturi, fotografo residente per il progetto in rappresentanza del Comune di Savignano. Le fotografie realizzate entrano a far parte della collettiva esposta nelle città che hanno dato vita al progetto.
ll fotografo forlivese è presente con “Sword of Damocles”, lavoro che riguarda il rapporto fra la popolazione e la politica e il modo in cui ciascuna parte tenti di influenzare e reagire all’altra, e “Untold”.
Venturi in che maniera la partecipazione a “IdE”, si è rivelata capace di far pensare alla fotografia come uno strumento di conoscenza capace di dare forma ad un’identità europea?
«Il progetto IdE – che ha pochi eguali per ambizione e finalità nel panorama fotografico – ha consentito a me e agli altri fotografi coinvolti (ma anche ai team di organizzatori dei vari enti coinvolti, che si sentivano e confrontavano costantemente), di svolgere durante la residenze artistiche a Copenaghen e Savignano sul Rubicone attività come la conduzione di workshop fotografici, letture portfolio, visite collettive a musei, e altri momenti condivisi. Inoltre la produzione dei lavori fotografici svolti ha creato un confronto fra le diverse sensibilità dei fotografi, la diverse percezioni delle tematiche sociali e dei punti di vista. Il mondo in cui viviamo è sempre più connesso (non solo in senso digitale) e complesso. Ne è la prova anche l’attuale emergenza sanitaria. È necessario quindi continuare a ragionare a progetti e soluzioni, anche nel campo sociale e culturale, di respiro europeo».
In che maniera si è mosso per documentare con “Untold” le giornate di alcune donne profughe, rifugiate in casa famiglia dell’area del Rubicone?
«All’interno del fenomeno migratorio mi ha sempre interessato la storia delle donne, che spesso vivono una odissea più drammatica ma poco nota, a volte anche poco raccontata, anche per tutelare le donne stesse. Io ho cercato di raccogliere qualche testimonianza, visiva e non solo, che fosse in grado di aprire uno spiraglio sulle difficoltà e i traumi vissuti dalle donne, spesso ingannate e tirate dentro allo sfruttamento sessuale. Per tutelare le persone che si sono fidate di me, ho deciso di non raccontare i dettagli delle storie personali, cercando di fare una panoramica delle condizioni che spesso si trovano ad affrontare. Il progetto è stato possibile grazie alla cooperativa Between di Savignano sul Rubicone che gestisce centri di accoglienza destinati a ragazze e donne richiedenti asilo nell’Unione dei Comuni Rubicone e Mare e in aree non divulgabili per motivi di sicurezza. un rifugio, ma l’unica dimensione possibile e pensabile».
Come appariranno Savignano e La Romagna visti dagli occhi dei fotografi europei del progetto “IdE”?
«Mi ha colpito molto come gli altri fotografi hanno affrontato e raccontato la Romagna. Sia per le idee dietro ai progetti e sia per la sensibilità diversa dalla mia. C’è chi portato avanti ricerche sociali iniziate in precedenza nel proprio paese, allargandole alla nostra regione; c’è chi ha usato un rapporto più istituzionale e meticoloso, a cui ha aggiunto un intervento concettuale visivo; e c’è chi ha indagato una comunità cogliendo una certa spontaneità e gestualità ottenendo immagini che aprono scenari e riflessioni non banali».

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