Foto degli insegnanti in pasto ai social. La nuova frontiera del bullismo

È la nuova frontiera del “bullismo” che viaggia in rete. I ragazzi rubano l’immagine degli insegnanti, creano fotomontaggi, aggiungono insulti e offese e danno tutto in pasto ai social. Lo denuncia la polizia locale, i cui agenti sempre più spesso dedicano agli adolescenti corsi, incontri, attività di formazione. I pericoli sono mille, spesso a sfondo sessuale: dall’adulto senza scrupoli a una fotografia che per leggerezza esce dalla sfera privata, con tutte le conseguenze ben note.

Uno degli agenti impegnati negli incontri con gli studenti si chiama Stefano Munaretto. «Spesso l’immagine degli insegnanti viene rapita con un trucco – racconta – come la richiesta di una innocente foto di gruppo durante le attività didattiche, poi ritagliata creando sticker accompagnati da insulti più o meno gravi. Le famiglie non sono sempre presenti come vorremmo».

“Parliamone”

Il dialogo fra polizia locale e scuole è iniziata tre anni fa con l’educazione stradale alle elementari. Poi ha coinvolto medie e superiori, toccando tematiche legate ai rischi connessi ai social, la legalità e da marzo anche il mondo delle droghe. Le maggiori richieste di informazioni riguardano però la rete. «Emergono situazioni al limite – ricorda Munaretto -, soprattutto per quanto riguarda la diffusione di immagini su internet e l’adescamento di adulti. Possono essere sia immagini diffuse volontariamente a una persona – amico, fidanzato, un confidente più stretto – di cui viene perso il controllo e successivamente girano liberamente in rete. Oppure immagini rubate, scatti di cui non si è a conoscenza, raccolti ad esempio negli spogliatoi e fatti circolare sui social. In tutti questi casi le conseguenze possono essere devastanti. Si tratta di un fenomeno, il Sexting, dove abbiamo scambi di immagini o video di nudi o a sfondo sessuale, che scatena spesso in rete una catena inarrestabile di bullismo, portando i più deboli anche a conseguenze estreme. Magari ci si ferma prima, ma c’è chi è stato costretto a cambiare non solo scuola, ma anche città insieme alla famiglia».

L’adulto nemico

Un aspetto deve essere ben chiaro, i genitori devono essere coinvolti e informati, per capire e conoscere i canali social usati dai figli. Però gli adulti non sono tutti buoni. Anzi. «La semplice diffusione di tre informazioni basilari come foto, nome, scuola o sport frequentati – conclude l’agente Munaretto – sono un riferimento per chi in rete naviga per altri fini. È il tema dell’adescamento, in cui gli adulti irretiscono i giovani partendo da lontano, dal punto psicologico, giocando sulla differenza di ruolo. Su questo lavoriamo assieme a una psicologa, sono argomenti difficili, i ragazzi si aprono e chiedono aiuto».

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui