Forlivese in Spagna, due lauree per diventare “abogada”

Non sembra vera la storia di Cristina Ceccarelli, trentenne forlivese con doppia laurea in legge che ora vive in Spagna dove sta riprendendo lo stesso titolo due volte per diventare avvocata.

A volte tentenna persino lei nel raccontarla. Perché il viaggio cominciato ormai 7 anni fa come un progetto di vita carico di aspettative si è lentamente smarrito tra i meandri della burocrazia spagnola. Infatti, nonostante la laurea a Bologna, il master all’università di Siviglia, il tirocinio legale in Spagna e l’esame di stato per diventare “abogada”, Ceccarelli si è vista negare l’abilitazione.

Motivo? La laurea italiana non è valida per iscriversi al master che le avrebbe consentito – come è stato – di sostenere l’esame di avvocatura. Ma questo le è stato comunicato quasi un anno dopo la prova e le illusorie rassicurazioni degli uffici. E ora bisogna rifare tutto daccapo.

Il racconto

«Ho capito che volevo stare in Spagna prima ancora di laurearmi – racconta Ceccarelli, con gli occhi che guardano un bel ricordo –. Ho fatto un Erasmus nel 2013 e subito dopo ho vinto una borsa per un tirocinio legale estivo. Volevo conoscere il mondo dell’avvocatura spagnola e mi sono innamorata di Siviglia. In realtà, anche di un sivigliano». Sorride, alludendo al suo attuale compagno José, che lei chiama Pepe, conosciuto proprio negli ultimi giorni del primo soggiorno spagnolo su un Bla bla car. Una storia sempre più da sogno, fin qui. «Quando mi son laureata nel 2016 sapevo già tutto su come abilitarmi in Spagna. Le regole erano cambiate, era diventato più complesso ma era ciò che volevo per il mio futuro. Serviva un master di un anno e mezzo e l’esame di stato – spiega Ceccarelli, precisando di aver verificato addirittura con il Ministero di Giustizia oltre che con l’università che l’aveva ammessa al corso –. Finito il master e passata la selezione, a marzo 2018 ho dato l’esame. Poi è andato tutto a rotoli».

La delusione

A differenza dei colleghi, infatti, nonostante fosse certa di aver superato la prova calcolati i punteggi, non riceveva nessuna risposta: «Dopo ben 9 mesi è arrivata la lettera con la brutta notizia. Pensavo di impazzire. Ho cercato altri italiani nella mia stessa situazione, scoprendo che la legge era cambiata dopo la mia iscrizione al master e che avevano applicato al mio caso i nuovi criteri di ammissione. Per questo ho fatto 3 ricorsi, fino in Cassazione: l’hanno rigettato con una sentenza imprecisa, copiata e incollata da un altro caso. Ero sconcertata». Sembrerebbe già incredibile così se non fosse che nel 2018, ignara di quanto stesse per succedere, Ceccarelli ha pure vinto un bando di dottorato nella stessa università con un progetto sull’antiriciclaggio. «Ho passato mesi molto difficili, mi era crollato il mondo addosso e questo complicava la mia vita personale e lavorativa. Vivevo un senso di impotenza e di ingiustizia. Poi ho ridimensionato quanto mi era successo e ho dato priorità ad altro – ammette Ceccarelli, che nel frattempo ha preso una seconda laurea spagnola in legge per re-iscriversi allo stesso master concluso 3 anni fa e ora è in dolce attesa di Sofìa – ma poterlo raccontare mi restituisce un ruolo protagonista».

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