Addio al re della pasticceria Miro Mancini, conosciuto da tutti a Forlimpopoli per aver addolcito i palati di diverse generazioni. Miro è morto ieri mattina all’alba, a 94 anni, all’ospedale Morgagni Pierantoni di Forlì. «Era da un po’ che sapeva che sarebbe dovuto partire per un lungo viaggio senza ritorno - afferma il figlio Stefano - ma non aveva fretta, aveva deciso di sedersi e aspettare, era troppo attaccato alla vita e alla famiglia, alla sua amata moglie Argentina alla quale aveva dedicato una delle sue torte meglio riuscite. Alla fine ha dovuto cedere, è dovuto andare. Addio Babbo, ci manchi già tantissimo, ma gli anni vissuti con te e i ricordi, ci faranno compagnia per gli anni a venire». Forlimpopolese d’adozione, Miro Mancini ha iniziato ad apprendere il mestiere alla fine della seconda guerra mondiale. «Mio padre scelse di fare il pasticcere dopo avere provato come garzone da un barbiere - racconta il figlio Stefano - . ma a Miro disgustava sentire gli aliti vinosi mentre rasava le barbe. Seppe che cercavano un aiuto pasticcere da Godoli a Forlì e cominciò così. Ci raccontava che all’epoca fece una discreta collezione di sberle, dopo un po’ si stancò del trattamento e affittò un locale a Forlimpopoli. All’inizio non fu facile, era di Vecchiazzano quindi considerato un forestiero, ma poi si è fatto voler bene da tutti. Mio padre era un buon uomo - prosegue Stefano Mancini - legatissimo alla famiglia, ha sempre lavorato con grande passione. E tra le sue passioni c’era anche il calcio, era tifoso della Juventus e negli anni ’70 è stato presidente del Forlimpopopoli». Miro Mancini ha allietato la vita di tante persone con i suoi dolci, ha preparato un’infinità di torte nuziali ed era famoso per le sue fiamme al cioccolato. Nel 1963 sposa Argentina che diventa partner inseparabile anche nel lavoro e a cui dedica l’omonima torta. Maestro di tanti giovani-apprendisti, lascia Forlimpopoli nel ’76 per diventare un professionista giramondo. Nel 1980, in occasione della visita di Papa Giovanni Paolo II in Romagna, è uno dei pasticceri incaricati di preparare l’artistica torta alla frutta che chiude in bellezza il pranzo d’onore a Forlì. Nel 1981 viene chiamato in Sud Africa per aprire una scuola di gelateria (usando le uova di struzzo) e gestire un locale tutto suo. Nel 1986 riapre la pasticceria Mancini a Forlimpopoli dove, con Argentina e il figlio Stefano, continua fino al Duemila, anno in cui Miro va in pensione. «Anche dopo la pensione è rimasto sempre attivo, era socievole - conclude il figlio Stefano - fino a un anno e mezzo fa girava in auto, in bici e andava al bar». Miro Mancini ha ricevuto anche il premio Marietta ad honorem nel 2013.
Forlimpopoli in lutto: addio al re della pasticceria Miro Mancini