A imparare l’arpa celtica arrivano da tutta Europa. Ma alla Scuola di musica popolare di Forlimpopoli si impara a far vibrare le voci degli strumenti più antichi e inusuali, cucchiai compresi, sì, proprio quelli che la maggior parte di noi usa per mangiare la minestra, di tutto il mondo.

La riapertura

Il lockdown era scattato il 24 febbraio scorso, tutte queste voci si erano zittite. La musica, suonata in solitudine nelle stanze di casa o attraverso le lezioni on line, aveva perso gran parte del suo senso, che specie per questo genere è la coralità, l’insieme, la socialità. Ora i corsi riprendono.

«Si tratta di un momento importante che segna anche l’avvio del 35° anno di attività della scuola forlimpopolese che vide i suoi natali, sotto l’egida del Comune, nell’autunno del 1986. È la più longeva scuola di musica popolare in Emilia-Romagna, in Italia seconda solo a quella del Testaccio a Roma – ripercorre il direttore Marco Bartolini, arrivato a inizio anni Novanta; nel 1992 da scuola comunale diventò associazione e cambiò la gestione –. Tanta strada da allora e tanti progetti, dai concerti ai festival, ai due progetti europei ma, soprattutto, tanta didattica con strumenti e repertori della tradizione popolare da tutto il mondo».

Serata d’apertura

La serata di presentazione e apertura dei corsi è fissata per questa sera dalle 20.30 al Teatro Verdi di Forlimpopoli con un benvenuto musicale a cura degli insegnanti che riproporranno dal vivo alcuni brani realizzati online durante il lockdown e saranno poi a disposizione degli aspiranti musicisti per rispondere a domande e curiosità. L’ingresso è libero ma i posti, distanziati, sono contingentati: entrano i primi 90.

I corsi

Annualmente frequenta la scuola una media di 230 corsisti, per una trentina di strumenti. Ogni anno si aggiungono o si tolgono strumenti, alcuni sono una presenza fissa fin dagli esordi, come ad esempio l’organetto diatonico, che non è mai sparito. Quest’anno i corsi attivati sono: arpa celtica con il maestro Aiko Taddei, bandoneon con Giampiero “Pepe” Medri, bodhrán irlandese, cucchiai con Fiorenzo Mengozzi, bombarda bretone con Walter Rizzo, chitarra, tres, ukulele con Filippo Lucchi, clarinetto e anche organetto diatonico con Giampiero Medri e Andrea Branchetti, cornamuse francesi e a impianto celtico, e ghironda con Walter Rizzo, didjeridoo con Filippo Fiorini, fisarmonica con Bardh Jakova, flauto dolce e ocarina con Emanuela Di Cretico. Poi ney, kaval, gajda, tapan con Fabio Resta, percussioni afro e latinoamericane con Paolo Marini. Ma non è finita, ci sono anche i plettri: mandolino, mandola, banjo tenore, bouzouki; poi il sassofono, la sega musicale e dall’Asia il sitar, raga del nord India e la tabla indiana. Tamburelli da ogni angolo del Mediterraneo e del mondo, violino, cornamuse e zampogna. Completa la proposta una serie di corsi per musica di insieme, perché la musica popolare, non è tanto un genere… da solisti. Suonata insieme, e in tanti, rende decisamente meglio.

Info: 389 1005150
info@musicapopolare.net

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