Forlimpopoli, l’arte di Sansavini racconta i viaggi della speranza in mare

FORLIMPOPOLI. Sbarcano nel museo “Tobia Aldini” i resti e le testimonianze dell’esodo degli immigrati, trasformati dalle mani di Massimo Sansavini. L’associazione provinciale “Libera contro le mafie” ha portato al Museo archeologico di Forlimpopoli, in collaborazione con il Comune, una ricca proposta di elaborati e opere d’arte create con materiali “speciali”: i rottami delle barche, vere e proprie “carrette del mare”, a cui migliaia di africani affidano il sogno di una vita diversa, correndo il rischio di perdere quella che hanno.

Mostra e laboratori

L’esposizione, denominata “Touroperator”, verrà inaugurata venerdì alle 20 nel cinema/teatro “Verdi”, sarà visitabile dal primo febbraio al 3 maggio. Durante questo periodo sono previste anche iniziative particolari come: laboratori per le famiglie, destinati a bambini dai 5 agli 11 anni, incontri con l’artista dal 21 marzo ed il 4 aprile, oltre a laboratori per le scuole con l’artista, con programma ancora da definire. Sansavini ha ottenuto dalle autorità italiane competenti il permesso di recarsi a Lampedusa e di poter “saccheggiare” i rottami delle navi prima che venissero distrutti, come prevede la legge. «Sono una memoria importante – racconta – parlano di sofferenza e di sogni. Tanti, che sono riusciti ad arrivare in Italia, hanno iniziato una nuova vita, ma questa mostra parla anche di chi non è riuscito. Bisogna ricordare la memoria di questi profughi, il loro esodo e il viaggio terribile che hanno compiuto. Le navi, su cui salgono pagando tanto, sono delle vere e proprie “carrette” del mare. La forza di queste mie opere è proprio quella di essere realizzate con i materiali con cui sono state vissute quelle imprese».

Le opere

Nascono così maschere di legno e acciaio, immagini stilizzate di vento, onde e sole. C’è una grande mappa in cui sono segnati i naufragi con morti e che divengono poi ispirazione di quadri, con il colore del mare come sottofondo di ciascuna opera e elementi in legno, in rilievo, che stanno a testimoniare ciascuno un decesso. «La colpa della povertà dell’Italia non è di chi è più in difficoltà di noi e sbarca qui – spiega Franco Ronconi, presidente provinciale di “Libera” – ma delle mafie e della corruzione, che sfrutta l’immigrazione sia durante il tragitto che nel momento dell’accoglienza. Senza contare la manodopera a basso costo. Serve giustizia sociale. “Libera” compie 25 anni (festa nazionale il 21 marzo a Palermo, ndr) da un lato è bello, dall’altro vuol dire che le mafie non sono state sconfitte».
Soddisfatto Paolo Rambelli, assessore alla Cultura del Comune: «Questa mostra proposta da “Libera” e realizzata da Sansavini è un evento importante e di grande qualità; un evento che prosegue nel solco delle esposizioni organizzate all’interno del museo archeologico per valorizzare questo spazio».

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