Il volto tumefatto, gli occhi pieni di terrore, la fatica di trovare il coraggio di parlare. È da qui che è partita, pochi giorni fa, l’ennesima indagine della Squadra Mobile di Forlì, conclusa con l’arresto di un uomo per maltrattamenti. Una storia che, purtroppo, non è isolata: nel primo semestre del 2026, i Codici Rossi gestiti dagli investigatori sono già 54, a fronte dei 78 registrati in tutto il 2025.
«Violenza di genere, sempre più donne trovano il coraggio di denunciare»
I due volti
Per il Questore, Claudio Mastromattei, i numeri in crescita hanno due volti: da un lato un’emergenza che non si placa ma dall’altro anche il fatto che sempre più donne trovino il coraggio di uscire dalla spirale della violenza. «Se una volta in Polizia i primi tempi si parlava tendenzialmente di arresto, perquisizioni – spiega il Questore – adesso il nostro lessico ordinario è cambiato. Le priorità sono l’ammonimento, il codice rosso, lo stalking, l’immigrazione. Queste sono diventate le emergenze più importanti e quindi abbiamo fatto un investimento sia in termini di professionalità ma anche a livello anche di sensibilizzazione parlando del tema con i cittadini. Abbiamo partecipiamo anche a tanti eventi per suscitare una riflessione generale su questo tema molto importante».
Binari paralleli
Oggi, per contrastare la spirale di violenza in cui sono risucchiate molte donne, rendendo la loro vita tra le mura domestiche un vero e proprio incubo, il lavoro della Questura corre su due binari paralleli: da un lato l’attività investigativa legata al Codice Rosso, di competenza della Squadra Mobile, e dall’altro quella preventiva, affidata alla Divisione Anticrimine che si occupa anche di ammonimenti. Quest’ultima si tratta di una misura di prevenzione del Questore che, nell’80% dei casi, ha effetto sui maltrattanti riuscendo a bloccare le condotte violente. «In tutto il 2025 – quantifica Mastromattei - ho fatto 45 ammonimenti mentre, nel primo semestre di quest’anno, sono già 37. È un dato che fa riflettere». Di questi 37, 25 casi erano relativi a violenza domestica, 9 stalking e 3 bullismo. «L’ammonimento spesso è come uno schiaffo in faccia – spiega il Questore –, un secchio d’acqua gelata che spesso permette alla persona di rendersi conto delle proprie condotte».
L’identikit
Il profilo tipico dell’autore di questi reati è quello di un uomo, tra i 30 e i 50 anni senza distinzione tra cittadini italiani o stranieri. Tra gli stalker spiccano spesso tratti narcisistici che portano a scaricare la responsabilità sulla vittima. Se la situazione di maltrattamento è grave e documentata, l’ammonimento può scattare in un giorno, in altri casi invece, quando gli inquirenti hanno in mano “solo” una segnalazione, viene avviato il procedimento che implica una notifica all’uomo interessato. «A volte – spiega Enrico Gardini, dirigente della divisione anticrimine – addirittura è sufficiente l’avvio del procedimento, nemmeno l’ammonimento stesso, per avere un effetto positivo. L’abuso di alcol è la fonte primaria dei maltrattamenti, delle percosse e delle lesioni». Un caso recente di cronaca racconta in maniera emblematica la complessità di questo lavoro. Ilenia Vella, dirigente della Squadra Mobile, ha seguito le fasi che hanno portato all’arresto del cittadino marocchino di qualche giorno fa. «Ci è arrivata una segnalazione da una persona terza – racconta –. Abbiamo subito approfondito e effettivamente abbiamo accertata che la donna che aveva paura a denunciare. Mi ha detto: “Io sto con lui perché ho paura a lasciarlo, perché lui mi segue, mi minaccia”. Aveva dei segni in faccia e dunque abbiamo capito subito che la situazione era preoccupante. La cosa più difficoltosa è sicuramente quella di fare anche un lavoro psicologico, entrare anche in empatia con la vittima. Piano piano la donna si è convinta e ha accettato di andare nella struttura protetta e di presentare querela». A frenare le donne a formalizzare la denuncia è spesso la paura che questo passo possa amplificare la violenza. Non è raro, poi, che le donne fatichino a riconoscere come reato ciò che hanno finito per considerare normale, dopo anni di vessazioni. A complicare il quadro, soprattutto per le donne straniere, si aggiunge spesso la violenza economica. Quando scatta il Codice Rosso, i tempi si comprimono. Il magistrato deve essere informato immediatamente e le misure di protezione vengono attivate entro pochi giorni. «I magistrati della Procura – sottolinea il questore – su questi temi sono molto sensibili e lavoriamo in piena sinergia».
Gli episodi
Tra i casi di vessazione finiti sul tavolo della Questura anche casi di violenza dei figli rispetto ai genitori anziani. Uno strumento chiave per intervenire in tempo è il sistema “Scudo”, un database certificato che consente alle volanti di verificare, in tempo reale, se in un determinato domicilio ci sono già stati interventi per liti pregresse, anche in assenza di una querela formale. «Amici, vicini di casa, persino un personal trainer – sottolinea il Questore – può segnalare un episodio di violenza, con la garanzia dell’anonimato assicurata da norme specifiche che tutelano chi segnala». In questo senso, l’app YouPol permette di inoltrare segnalazioni anonime. Nei casi più gravi, infine, si arriva alla sorveglianza speciale, che impone limiti stringenti: «Tra questi – esemplifica Mastromattei – il rientro a casa entro le 22, ritiro della patente, divieto di soggiorno in determinati comuni». Restrizioni che, qualche tempo fa, hanno ad esempio colpito un camionista che perseguitava una donna forlivese e i suoi figli: dopo l’imposizione del divieto di soggiorno in città, l’uomo ha smesso di molestarli, restituendo alla famiglia una serenità che sembrava perduta.