Tennis, una forlivese amministra l’unico sito europeo dei tifosi di Alcaraz. “Il più grande. Siamo in tanti, ma qualcuno mi chiede perché non posto ricette di cucina...”

Forlì
  • 11 febbraio 2026

Mentre dall’altra parte del mondo il numero 1 del tennis Carlos Alcaraz alzava per la prima volta il trofeo agli Australian Open, diventando anche il più giovane tennista nella storia a conquistare il Career Grand Slam, a Forlì la sua vittoria rimbalzava in un sito internet, alcarazitaliansfan.it che è l’unico a livello europeo fatto esclusivamente da tifosi, dedicato al campione spagnolo. Lo gestisce Silvia Arfelli, nota soprattutto per la sua attività in campo artistico, che ultimamente ha ceduto a questa insospettata passione sportiva: «Il sito è unico nel suo genere, uno strumento che va oltre le solite pagine facebook o instagram create dai supporter - spiega Arfelli -. I tifosi che mi hanno spinto a farlo collaborano attivamente attraverso una rubrica periodica, che si chiama “Bar dello Sport”, dove scrivono cose tutt’altro che banali, dando voce a ciò che effettivamente pensano gli sportivi e creando una community di persone che parlano di tennis, partendo da un punto in comune: il loro campione preferito. I tifosi italiani di Alcaraz sono moltissimi e spero di intercettarli il più possibile. Il sito aggiorna su tutte le notizie che lo riguardano, ha un taglio giornalistico e un approccio snello anche nel fornire un resoconto di tutte le partite in cui gioca Carlitos nei vari tornei. Le notizie le interpretiamo in modo autonomo, come fossimo un giornale. L’altro appuntamento periodico è “Il Commento”, in cui scrivo alcune riflessioni».

Non è strano dedicare un sito ad Alcaraz, nel momento in cui il tennis italiano non è mai stato così forte come adesso?

«Alcaraz ha conquistato tifosi in tutto il mondo perché ha un tennis creativo e potente, con colpi unici, che solo lui riesce a fare. è un autentico artista della racchetta e una come me, che si occupa d’arte da tutta una vita, non poteva certo rimanere indifferente».

Quando ha sentito la passione per il tennis?

«Il tennis per me è nato con Bjorn Borg, non esisteva prima di lui. Vidi Borg per la prima volta in tivù: avevo 15 anni e rimasi affascinata da quelle ciocche bionde che sembravano danzargli intorno al viso. Aveva movimenti eleganti, io e le mie amiche ne eravamo letteralmente innamorate. Il tifo a quell’età è così, o tutto o niente. Non c’era il web, col bombardamento di notizie e la sovraesposizione mediatica che c’è oggi, e noi divoravamo i settimanali rosa dove lui compariva con la fidanzata o a qualche evento mondano a Montecarlo. Guardandolo giocare in televisione, mi sono appassionata a quello che faceva, ai suoi gesti. Il tennis ho imparato ad amarlo così. Sicuramente anche oggi, fra le tante ragazzine che adorano Alcaraz o Sinner, c’è qualcuna che finirà per appassionarsi effettivamente a questo sport e seguirlo anche in età più matura, più consapevole».

Da Borg in avanti è stato un lungo percorso...

«Quando Borg si ritirò improvvisamente, a 26 anni, fu come prendere uno schiaffo in piena faccia. Il tennis continuai a seguirlo, ma un po’ a corrente alternata, a seconda degli impegni, delle altre cose della vita. C’erano Becker, Lendl, Wilander, Agassi e poi i Big Three, ma per me non era più la stessa cosa. Fino a Carlos Alcaraz. Al di là dei risultati sul campo, ha un appeal unico che unisce spontaneità e semplicità, non facili da trovare nel n. 1 del mondo. è già una leggenda vivente nonostante abbia solo 22 anni, e quella miscela esplosiva di talento, fantasia e spettacolo che porta in campo, lo rende unico».

Fisicamente, cosa le piace di Alcaraz?

«Le mani, che tengono la racchetta. Ha le dita lunghe, da pianista».

Ha mai visto una sua partita dal vivo?

«Se avesse giocato la Davis a Bologna, forse sarei andata. Ma le partite preferisco seguirle in televisione, perché mi alzo, mi agito, sbraito, mi risiedo. Dal vivo non potrei».

Non è strano per un’italiana tifare Alcaraz e non Sinner?

«No, perché il tifo non è questione di nazionalità. è qualcosa che ti nasce dentro, che ti emoziona, ti prende a livello viscerale, con quel campione e solo con lui. I tifosi veri sanno cosa intendo».

Il sito pubblica regolarmente i messaggi dei tifosi. Ne arrivano anche di cattivi?

«Purtroppo sì, da gente che in realtà non è né tifosa, né sportiva. Poi ci sono le mail ironiche: “Perché non ha fatto un sito di ricette con la friggitrice ad aria?” Sulle donne si sprecano commenti che un uomo non riceverebbe. Infine c’è chi sghignazza al supermercato, perché compro regolarmente le carote, simbolo sinneriano. Che metto nell’insalata».

Pensa che Alcaraz guarderà il sito o potrebbe leggere questa intervista?

«L’importante è che io legga le sue. Il rapporto fra il campione e i tifosi funziona così, non al contrario».

Un giorno spera di poter incontrare Carlitos?

«Ovviamente ne sarei onorata. Ma non c’è nessuna fretta. Certe distanze vanno rispettate».

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