Il dibattito sulla gestione dell’acqua in Romagna entra nel vivo e il presidente di Romagna Acque, Fabrizio Landi, interviene per fare chiarezza su progetti, studi e future strategie del territorio, invitando tutti a un confronto basato su dati reali e senza preconcetti.
Sul tavolo ci sono anzitutto le sorti della risorsa idropotabile e il ruolo di Ridracoli. Landi smentisce categoricamente le voci sulla costruzione di nuove dighe: il progetto in valutazione prevede unicamente il prolungamento di poco più di un chilometro della galleria di gronda esistente, con una presa ad acqua fluente sul fiume Rabbi che sarà sospesa in estate e comunque subordinata al rispetto del deflusso ecologico. Nessun nuovo invaso all’orizzonte, dunque. Per quanto riguarda invece il lago di Quarto, la società ha ricevuto mandato dalla Provincia di Forlì-Cesena per avviare uno studio approfondito che ne analizzi costi e benefici a trecentosessanta gradi, valutando opzioni che spaziano dalla prevenzione delle piene alla riqualificazione ambientale e all’uso idrico. Saranno solo i dati scientifici a guidare le decisioni future, d’intesa con i Comuni soci che già discutono di queste tematiche nelle sedi aziendali preposte.
Infine, il presidente liquida con decisione la proposta di realizzare desalinizzatori come soluzione strutturale per la Romagna. Pur ammettendone l’utilità in scenari di pura emergenza tramite moduli portatili, Landi sottolinea come questa tecnologia presenti costi ambientali ed energetici insostenibili. Tradotto in cifre, l’acqua desalinizzata costerebbe fino a dieci volte più di quella attuale, un rincaro spropositato che finirebbe per gravare direttamente sulle bollette dei cittadini romagnoli.