Rocca San Casciano. Crisi Bipres, fumata nera al tavolo regionale. Toni accesi e nessun accordo

Nessun accordo, toni accesi e un nuovo rinvio a inizio settimana prossima. Il tavolo regionale sulla crisi Bipres si è chiuso ieri senza sbloccare la situazione degli ammortizzatori sociali, con la curatela ancora ferma nel suo rifiuto di attivarli.

L’incontro, convocato per affrontare la crisi della Bipres Spa, la storica azienda metalmeccanica della Valle del Montone con stabilimenti a Rocca San Casciano e Portico di Romagna, era atteso da lavoratori e sindacati come un possibile momento di svolta. Si è, invece, concluso senza una soluzione e con toni tutt’altro che distesi.

Al centro del confronto c’era la possibilità di attivare la cassa integrazione per cessazione di attività a tutela dei dipendenti, ma la curatela ha mantenuto una posizione di chiusura che ha fatto esplodere le tensioni. «La curatela - spiega Tatiana Gentilini, della Fiom Cgil Forlì-Cesena, presente all’incontro - si ostina a non voler attivare l’ammortizzatore sociale per i lavoratori, nonostante il ministero abbia chiarito più volte che lo strumento è disponibile per tutti». Una posizione che il sindacato giudica incomprensibile oltre che inaccettabile, in un contesto in cui decine di lavoratori si trovano senza stipendio e senza contributi dal mese di marzo.

I rapporti tra le parti si sono fatti particolarmente aspri. «I toni sono stati molto accesi - prosegue Gentilini - abbiamo trovato irrispettoso il modo di trattare i lavoratori che da marzo non percepiscono nulla, un atteggiamento che ci irrita». A tentare di trovare uno spiraglio è l’assessore regionale Paglia, che si è fatto carico di cercare una strada praticabile per sbloccare l’impasse. Il tavolo si riaggiornerà all’inizio della prossima settimana, con la speranza che la mediazione istituzionale riesca a fare quello che il confronto diretto tra le parti non ha ancora prodotto. Nel frattempo restano aperte tutte le ferite di una crisi industriale che la Fiom Cgil Forlì Cesena non esita ad attribuire a responsabilità precise, riconducibili alle scelte gestionali compiute dopo il cambio di proprietà del 2014.

La fine della Bipres, per il sindacato, non è una fatalità ma il risultato di anni di mancanza di investimenti, assenza di un piano industriale e di una gestione interna opaca. Un peso che, ancora una volta, rischia di ricadere interamente sulle spalle di chi in quelle fabbriche ha lavorato per anni.

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