Il basso livello di Ridracoli ha riaperto il dibattito su eventuali nuovi invasi in Romagna, un dibattito aperto dal sindaco di Forlì Gian Luca Zattini. Legambiente Emilia-Romagna in una nota contesta senza mezzi termini la proposta del sindaco: “Rendere la nuova diga ‘la priorità di chi governa’ è un’operazione per distogliere l’attenzione pubblica dal problema reale - commenta Francesco Occhipinti, direttore di Legambiente Emilia-Romagna - un invaso non crea acqua, ma accumula la pioggia che cade. La condizione di crisi idrica in cui ci troviamo nasce dal calo delle precipitazioni e dall’aumento delle temperature citati dallo stesso sindaco: per questo, un secondo bacino non sarebbe una garanzia di approvvigionamenti certi negli anni più secchi. In più, la costruzione di una nuova diga richiederebbe molti anni e darebbe alcuna risposta alla siccità di oggi.”
Le priorità sono altre, secondo l’associazione ambientalista: “Una strategia per la resilienza idrica deve necessariamente fondarsi su alcuni elementi cruciali - spiega Occhipinti - in primis, occorre intervenire sulla manutenzione e l’ammodernamento delle reti, riducendo le perdite. È poi necessario garantire il recupero e riuso delle acque depurate, in particolare per irrigazione e usi industriali. Infine, serve un’attenta valutazione dei diversi fabbisogni e della loro rilevanza per il territorio, includendo anche un’analisi delle necessità reali del turismo: pensiamo al caso delle nuove piscine previste dal Piano dell’arenile di Rimini e dell’effettivo bisogno di un simile intervento, ad esempio.”
Per quanto riguarda i sistemi di accumulo sostenibili, Legambiente sottolinea che la loro realizzazione deve necessariamente basarsi su una valutazione dei fabbisogni al netto degli interventi prioritari citati, e che solo in funzione di questi si può pensare di realizzare una nuova infrastruttura, che deve però avere una scala proporzionata alle necessità e deve essere valutata sotto il profilo degli impatti ambientali. “Il primo vincolo a cui bisogna far riferimento”, ricorda Occhipinti, “ è quello proveniente dal Piano del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, datato 2002, che esclude la realizzazione di nuove dighe e nuove grandi derivazioni. Ogni ipotesi di nuovo intervento richiede per questo una valutazione ambientale rigorosa, e crediamo che questa debba essere realizzata anche per le nuove derivazioni previste sul torrente Rabbi.”
L’associazione interviene infine rispetto alla pianificazione strategica citata da Zattini. “Il quaderno preliminare del progetto Romagna Next non è un via libera ad alcun intervento - conclude Occhipinti - che un nuovo invaso compaia come linea d’azione in un documento di pianificazione strategica non lo rende una scelta già fatta: servono studi di fattibilità, valutazione di impatto ambientale e confronto con le comunità dell’Appennino. Chiediamo che il confronto parta dalle alternative, non da un’opera già indicata come soluzione.”