Restauro della Cattedrale di Forlì: l’intervento si sposta all’interno

Forlì

Dopo tetto e campanile, ora tocca agli interni. E’ appena ripartito il cantiere di restauro della Cattedrale di Forlì. Conclusi i lavori di messa in sicurezza delle coperture esterne e della cuspide del campanile, per una spesa di 1.025.680,47 euro, finanziati con risorse del Pnrr, fondi dell’8x1000 alla Chiesa Cattolica, contributo della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e risorse private, ora tocca al cuore della chiesa madre dei forlivesi. I tecnici incaricati dalla Diocesi sono gli stessi del primo stralcio: Mirko Samorì, progettista e direttore dei lavori per la parte architettonica, Alberto Gentili, progettista e direttore dei lavori delle opere strutturali, Marco Ragazzini, coordinatore della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione e Davide Bonadiman, assistente alla contabilizzazione e computazione delle opere.

«Si tratta – dichiara l’architetto Mirko Samorì – del consolidamento del fondale di tre pilastri del colonnato di destra, cui seguirà il rinforzo di tutti i basamenti delle colonne della navata centrale e l’installazione di catene all’imposta degli arconi di collegamento tra aula liturgica e le cappelle maggiori della Madonna del Fuoco e del Santissimo Sacramento». Il quadro economico prevede una spesa di 840mila euro. «Il suo finanziamento - dichiara l’architetto Claudio Giannelli, responsabile per i Beni culturali ecclesiastici della Diocesi – è garantito dal contributo 8x1000 alla Chiesa Cattolica e della Fondazione Cassa dei Risparmi».

I tempi

Rimane da capire l’arco temporale di esecuzione dei lavori: potrebbe concludersi tutto in sei mesi, ma si tratta di un cantiere riguardante la Cattedrale di Forlì, che, com’è noto, si appoggia su edifici preesistenti molto più antichi. Il problema della stabilità delle fondazioni del Duomo viene da lontano, visto che fu uno dei motivi ufficiali che portarono la Diocesi, nel lontano 1840, a demolire la precedente chiesa madre, risalente al XV secolo. «Questa rinnovazione era necessaria – scrive nel 1935 don Eugenio Servadei Mingozzi nella sua guida storico-artistica – anche per togliere un serio pericolo per la pubblica incolumità». Il tema era il progressivo abbassamento di due colonne e precisamente della prima alla destra dell’altare maggiore, che poggiava su pali di rovere ormai fradici.

Il miracolo

A questo punto pare doveroso raccontare del “miracolo” operato nel 1841 da Giulio Zambianchi, il progettista dell’attuale Cattedrale. Il giovane architetto riuscì nell’intento di conferire all’interno un senso di imponenza e profondità, di pienezza e di silenzio. «Allo Zambianchi – attesta don Mingozzi – non era possibile correggere interamente il difetto della sproporzionata linea delle due grandiose cappelle laterali preesistenti, ma seppe renderlo meno sensibile e meno urtante con la felice combinazione delle colonne, che si succedono nel corpo della chiesa lungo le tre navi»

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