Con la donazione del suo sangue midollare ha salvato una vita che resterà sconosciuta ma Giulia Tassinari, ricercatrice farmaceutica 28nne che lavora all’Evotec a Verona, può ora raccontare la soddisfazione e la gioia di questo dono.
«Ho sempre avuto il desiderio di iscrivermi all’Admo (Associazione donatori di midollo osseo) e negli anni questa volontà si è fortificata dopo malattie letali che hanno purtroppo colpito due miei coetanei, Marco Gabrielli, compagno di scuola alle Elementari, e Chiara Pennuti, con cui ero nella stessa classe al Liceo Scientifico. Così due anni fa mi sono iscritta all’Admo di Forlì ma solo a maggio 2025 sono stata chiamata perché era stata rilevata una possibile compatibilità con un ricevente. Mi sono sottoposta ancora ad ulteriori esami del sangue per confermare questa compatibilità e ad inizio settembre ho ricevuto la conferma. Da lì è partito l’iter con esami e controlli da parte dei medici per valutare che fossi nelle condizioni ottimali per poter sostenere una donazione di quel livello. Mi hanno fatto radiografie, eco all’addome, elettrocardiogramma con visita cardiologica perché non è un atto molto semplice, si tratta in sostanza di una donazione un po’ debilitante».
La donazione è giunta al termine di un percorso fatto di analisi e confronto con gli specialisti che più volte l’hanno interrogata sulla volontà di proseguire. «Il consenso si può sempre rimuovere e me lo hanno chiesto più volte ma ero determinata ad andare fino in fondo anche per mettermi alla prova di fronte ad un atto che costa fatica. Pur iscritta all’Admo a Forlì sono stata presa in carico, per così dire, dal Sant’Orsola di Bologna dove avviene la donazione. Ho sostenuto un altro colloquio in cui sono stata informata che avrei dovuto assumere un farmaco preparatorio che si chiama “fattore di crescita” ed ha l’obiettivo di innalzare la produzione di globuli bianchi nel nostro organismo aumentando le cellule staminali. Questo farmaco va assunto due volte al giorno, uno al mattino, uno alla sera, nei quattro che precedono la donazione più un’iniezione prima della donazione che mi sono fatta da sola. Questo prodotto ha come possibile effetto collaterale una sindrome influenzale che non ho subito. Ho avvertito invece grande stanchezza e mal di ossa e alla schiena. Prima di procedere i medici mi hanno nuovamente sottoposta all’analisi del sangue per valutare se il farmaco aveva ottenuto gli effetti necessari poi è iniziato il prelievo alle 9.45 del mattino ed è terminato alle 13.45. La donazione del midollo osseo si svolge interessando entrambe le braccia, da una viene prelevato il sangue che finisce in una macchina con una centrifuga che separa le cellule staminali quindi tramite l’altro braccio viene restituito il plasma. Quest’ultimo passaggio mi ha causato un formicolio alle labbra ed alle mani, una possibilità di cui i medici mi avevano avvertito, che ho smaltito dal giorno successivo lasciandomi solo stanchezza». La donazione è un fatto praticamente irripetibile mentre la conoscenza del beneficiario della donazione è impossibile. «Potrò donare nuovamente solo in due casi particolari, per un’emergenza in famiglia e nel caso in cui il ricevente con il quale potremo solo scambiarci una lettera generica per conoscere il reciproco stato di salute, dovesse aver di nuovo bisogno del mio sangue».