Un cancello creato artigianalmente, vecchie pietre, lamiere, un cumulo di terra ed un cartello di divieto di accesso che non lascia spazio ad interpretazioni. Nonostante la pronuncia di due giudici dia loro ragione, le sorelle Milena e Miriam Milandri continuano a non poter raggiungere la loro casa con la macchina poiché i vicini hanno sbarrato loro il passaggio creando una vera e propria barricata. Un incubo al quale nemmeno la legge sembra ancora essere riuscita a mettere la parola fine. Da circa due anni e mezzo, infatti, le due sorelle sono obbligate ad attraversare un campo, armandosi di scarponi e tanta pazienza, per percorrere i circa 200 metri che separano la strada principale dalla loro abitazione.
«L’incubo non è finito - afferma amaramente Milena Milandri - perché i vicini hanno tolto la catena con il lucchetto che avevano posto sul primo cancello ma rimane il mucchio di terra e di materiale vario che ci sbarra la strada per raggiungere la nostra casa». Una situazione resa ancora più paradossale se si considerano le due sentenze favorevoli alle sorelle Milandri. L’ultima, quella penale, è del 29 gennaio scorso quando madre e figlio sono stati condannati rispettivamente a 2 e a 4 mesi per esercizio arbitrario delle proprie ragioni con minaccia e violenza sulle cose. A ciò si aggiungono anche i risarcimenti del danno e delle spese processuali.
Una sentenza che segue quella del 28 giugno scorso quando, questa volte in sede civile, il giudice diede ragione alle due sorelle disponendo la riapertura del passaggio. Di fatto, però, questo rimane ad oggi sbarrato.
«Abbiamo sporto un’ulteriore denuncia - spiega Milena Milandri - per mancata esecuzione della sentenza civile del giugno scorso. In questo modo dovrebbe attivarsi l’ufficiale giudiziario per far sgombrare, finalmente, la strada».
Anche se la condanna penale è esecutiva le sorelle Milandri sono ancora obbligate a passare per il campo per raggiungere casa con tutti i disagi del caso. «Si fa fatica a muoversi dal pantano che c’è nel campo - spiega -. Dobbiamo parcheggiare le nostre macchine sul ciglio della strada da quasi due anni e mezzo e, ogni volta che usciamo, dobbiamo prendere con noi le scarpe di ricambio e calzarle una volta arrivate alla macchina. Stessa cosa al ritorno e quando, ad esempio, facciamo la spesa trasportiamo tutto a piedi».
Ciliegina sull’amara torta, è aver dovuto mettere mano al portafogli al posto dei vicini condannati. «Abbiamo dovuto saldare le spese di cancelleria del tribunale di Forlì, anche se dovevano pagarle i nostri vicini - spiega -poiché se nessuno lo avesse fatto rischiavamo di dover pagare una penale noi. Io e mia sorella dobbiamo avere oltre 11mila euro ma al momento non abbiamo visto nulla».