«Monsignore o Eccellenza? Chiamatemi don». Si è presentato così, senza clamore, Erio Castellucci, forlivese di Roncadello, come ha tenuto a sottolineare, attuale vescovo di Modena e Carpi, all’incontro con i giovani moderato da Mario Proli, nella chiesa di Sant’Antonio. Per oltre un’ora e mezzo si è sottoposto al “fuoco amico” delle domande dei giovani Scout e Azione Cattolica ma prima di iniziare la conferenza, a microfoni spenti, aveva chiarito: «Cosa dire ai giovani? In realtà sono più interessato ad ascoltarli». Come avvicinare i giovani alla fede, la sessualità, il ruolo delle donne nella chiesa, l’utilizzo di internet i temi più importanti.
Parlando dell’utilizzo dei social ha aperto una parentesi sull’attentato di Modena causato da un italiano di seconda generazione. «È vero che poteva essere una strage ma questo fatto ha provocato commenti sui social con offese e maledizioni nei confronti dei mussulmani con quella comunità che si trova in sofferenza considerato che chi ha commesso il fatto neppure la frequentava. Io ho ricevuto 1.200 messaggi di insulti, il sindaco Mezzetti 10-12 mila. È derivata una reazione con atti feroci ed anche istigazione all’odio con la comunicazione che sembra in mano a chi ne fa uso per sfogare la rabbia propria. Questi fatti ci fanno pensare che l’uso dei social deve essere padroneggiato magari immettendo nella rete notizie buone e positive».
La Chiesa appare distante dai giovani, è stato chiesto. «È vero in parte – ha ammesso don Erio – per motivi anche storici di un linguaggio che incrocia poco quello dei giovani. Per avvicinarli alla fede è importante la testimonianza dei coetanei che non si mettono sulla cattedra e più delle prediche è importante camminare accanto a loro. Il Vangelo non è una camomilla e la liturgia non va intesa come uno spettacolo a cui assistere».
Parole altrettanto chiare sul matrimonio: «La Chiesa non ha la prospettiva di estendere il matrimonio oltre quello che è l’argine dettato dal Vangelo ma questo non vuol dire che non si debba accogliere oppure escludere chi ha fatto scelte diverse». Morale cattolica e sessualità è un tema molto sentito nel mondo giovanile. «C’è una letteratura di filosofi del ’900 che partendo dal motto “vietato vietare” ammettevano tutto mentre la sessualità va intesa come dono non come sfruttamento o utilizzo personale».
Quale ruolo per le donne? «Ci si inizia ad interrogare su questo tema, ritengo che più del diaconato sia possibile un ruolo di corresponsabilità nella guida delle comunità». Don Erio ha chiuso la serata con parole di speranza. «Un po’ di solitudine la viviamo tutti, ben diverso è l’isolamento che taglia i rapporti come purtroppo dimostrano gli 80mila hikikomori che le statistiche ci indicano in Italia. Ma voi giovani d’oggi avete valori che noi non avevamo insieme alla resilienza ed alla creatività per rendere il mondo un po’ migliore».