All’interno della Casa circondariale di Forlì, nel corso del 2025, la Polizia penitenziaria ha effettuato 13 sequestri di sostanze stupefacenti e 10 di cellulari. Sono state gestite complessivamente 139 attività di polizia giudiziaria a cui se ne aggiungono 66 per denunce per reati contro il personale, aggressioni tra detenuti e violazione della normativa sugli stupefacenti, possesso di armi atte ad offendere. Questa in numeri l’attività svolta dalla Polizia penitenziaria di Forlì e illustrata in occasione delle celebrazioni per il 209° anniversario della fondazione del corpo, tenutasi ieri mattina e alla quale ha preso parte il coro degli studenti del Liceo “Canova” che ha interpretato il brano “La vita è bella”. Lo scorso anno sono state eseguite 1.373 perquisizioni ordinarie tra camere di pernottamento e locali comuni, «superando del 100% le disposizioni dipartimentali e facendo dell’istituto forlivese un fiore all’occhiello nel panorama emiliano romagnolo», ha sottolineato il comandante della Casa circondariale di Forlì, il commissario capo Fabrizio Cristiano. Nel 2025, inoltre, sono stati immatricolati 389 detenuti e dimessi 387, mentre 1.023 sono state le traduzioni totali nelle aule di giustizia, strutture ospedaliere e trasferimenti in altra sede. A ciò si aggiungono 8 piantonamenti con un impiego a rotazione di 379 unità di Polizia penitenziaria. In più, sono stati gestiti 27 detenuti in regime di semilibertà, con una presenza media di 160 detenuti all’interno della struttura. «Un segnale eloquente di come il corpo forlivese sappia coniugare in maniera eloquente l’attività di custodia con l’opera di rieducazione – precisa il comandante –. Tutto questo è stato realizzato con una carenza di personale che in alcuni ruoli, sovrintendenti e ispettori, supera il 40%». «Ho profonda riconoscenza per il lavoro svolto dalla Polizia penitenziaria, consapevole degli sforzi che quotidianamente vengono fatti – dice la direttrice della Casa circondariale di Forlì, Carmela De Lorenzo –. A dicembre è arrivato il nuovo comandante e con lui anche qualche giovane rinforzo usciti dai corsi di formazione, una ventata di freschezza. Il personale quotidianamente affronta, oltre a problematiche legate al sovraffollamento delle carceri e alle risorse mancanti, nuove sfide legate alla gestione di una popolazione detenuta che è cambiata nel tempo. Nonostante tutto, il corpo ha dato prova di mediare le esigenze di sicurezza a quella di cambiamento, dedicandosi al recupero delle persone a noi affidate nel tentativo di restituire alla società persone migliori e diverse. Si fa un grande lavoro di squadra, provando a intercettare anche i segnali di sofferenza dei detenuti per provare a salvare vite umane. Conciliare rigore severità e umanità è difficile, richiede professionalità e conoscenza delle singole situazioni».
Polizia penitenziaria di Forlì: più controlli, ma c’è carenza di personale