Il 3 agosto 1946 a Vecchiazzano moriva improvvisamente il compositore Mario Bonavita. «Marf – scrive Gabriele Zelli nella pagina online Vecchiazzano.it – è stato uno dei parolieri italiani più celebri del Novecento. Molti suoi brani, fra cui Bombolo, Amami di più, Sotto l’ombrellino con me e Chiudi gli occhi Rosita, sono stati eseguiti in tutto il mondo da artisti del calibro del Trio Lescano, Daniele Serra, Renzo Mori, Vittorio De Sica, Milly e Franco Lary. Le sue canzoni si collocano fra il 1920 e il 1940, anni in cui il regime fascista perseguiva mire espansionistiche sui territori d’Africa e d’Albania». Non va però dimenticato che la nota canzone Bombolo, del 1932, è considerata una satira tagliente nei confronti di Guido Buffarini Guidi, ministro di Mussolini nel governo della Repubblica Sociale Italiana, fucilato a Milano il 10 luglio 1945. Mario Bonavita, classe 1895, era figlio di Leonida, fondatore della prestigiosa fabbrica di feltro, con sede nell’attuale piazza Guido da Montefeltro. «Per questo motivo – continua Zelli – fu inviato a studiare a Milano, nel salotto buono, ove, una volta laureato, condusse persino una farmacia». La “Bonavita” era stata, in origine, un negozio di articoli da caccia in piazza Saffi, sotto il loggiato di palazzo Albertini. I suoi gestori un bel giorno decisero di fabbricarsi in proprio quelle borre di feltro, che fino ad allora venivano importate dalla Francia. Nel 1878 ne iniziarono la lavorazione su vasta scala nello stabilimento insediato in pieno centro, nell’area un tempo occupata dall’orto dei padri Domenicani. A Villa del Tesoro, proprietà di famiglia a Vecchiazzano, dove ritornò nel 1936, Marf componeva musica, dipingeva quadri, allevava polli, conigli, piccioni, tacchini e riproduceva ibridi di giaggioli. Sulla sua figura ha pubblicato un libro alcuni anni fa lo storico forlivese Gilberto Giorgetti. L’improvvisa scomparsa del compositore lasciò un vuoto incolmabile in città e segnò la fine di un’epoca. Zelli ricorderà Marf in tre incontri pubblici programmati in autunno.
Ottanta anni fa moriva “Marf”, paroliere che sbeffeggiò il regime