Forlì. «Non ebbe colpe», il Tribunale cancella un milione di debiti a un artigiano

Forlì
  • 26 ottobre 2025

Una nuova vita dopo anni di angoscia e debiti. È quella che potrà finalmente cominciare un artigiano forlivese di sessant’anni, al quale il Tribunale di Forlì ha cancellato oltre un milione di euro di passivo accumulato nel corso degli anni a causa del tracollo della sua azienda di carpenteria metallica.

La decisione, emessa nel settembre 2025 e divenuta definitiva per mancata opposizione dei creditori, rappresenta un caso emblematico di applicazione della legge sull’esdebitazione, prevista dal “Codice della Crisi”, che consente a chi agisce in buona fede di liberarsi da debiti ormai insostenibili.

L’uomo, che per decenni aveva guidato la propria impresa con correttezza e impegno, era stato travolto da una serie di eventi economici sfavorevoli: clienti falliti, crisi del settore, contrasti tra soci e mancanza di liquidità. Pur di salvare la società e i posti di lavoro, aveva investito ogni risparmio personale e familiare, finendo in una spirale di indebitamento con banche e Agenzia Entrate Riscossione.

Quando la situazione è diventata insostenibile, ha scelto di rivolgersi alle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento, affidandosi all’avvocato Riccardo Paganini, advisor legale, e al dottor Giuseppe Palmese, gestore della crisi nominato dall’Occ (Organismo di composizione della crisi) della Romagna.

Il percorso si è svolto sotto la supervisione del Tribunale e ha previsto la liquidazione dei beni e del reddito residuo dell’artigiano, con il parziale soddisfacimento dei creditori: 7,77% del totale dovuto. Nonostante la gran parte dei debiti resti impagata, i giudici hanno riconosciuto la correttezza e la buona fede del debitore, elementi fondamentali per concedere la cancellazione dei debiti residui.

«Questo provvedimento - spiega l’avvocato Paganini - dimostra che l’esdebitazione non è un premio a chi non paga, ma uno strumento di giustizia che premia la buona fede e la meritevolezza di chi si è trovato in difficoltà senza colpa. Chi collabora e si comporta correttamente ha diritto a una seconda possibilità».

Il tribunale ha accertato che la crisi non era dipesa da scelte imprudenti, ma da circostanze esterne e imprevedibili. Nessuna frode, nessun occultamento di beni o favoritismi: solo un imprenditore che, nonostante tutto, ha continuato a comportarsi con lealtà.

Oggi l’uomo può tornare a guardare al futuro con serenità, libero da un peso che per anni lo aveva schiacciato. «La crisi economica - aggiunge Paganini - può essere una condanna, ma anche un’occasione di cambiamento, se affrontata con serietà e gli strumenti giusti. Molti non sanno che la legge offre una via d’uscita per chi è in buona fede».

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