Una fonte confidenziale. Così è partita, nell’ottobre scorso, l’indagine dei carabinieri della Sezione Operativa di Forlì sulle morti sospette nelle ambulanze a bordo delle quali si trovava Luca Spada. «Nei turni dove ci sono stati decessi - ha riferito ai carabinieri una collega del 27enne - era di servizio Luca quale unico dipendente sempre presente a questi fatti, unitamente a un altro soccorritore che mi risulta essere sempre diverso».
La stessa operatrice ha riferito che nel mese di settembre, insospettita dopo il decesso avvenuto il giorno 12 e su consiglio di un collega, decideva di controllare all’interno delle tasche della giacca da lavoro dell’indagato, dove trovava un bisturi privo del suo involucro e una siringa priva di ago e confezione. Tale ritrovamento la lasciava «esterrefatta, poiché non è assolutamente usuale che un soccorritore abbia al seguito un bisturi o una siringa»; ipotizzava quindi che l’indagato, durante il trasporto dei pazienti e nel momento in cui rimaneva solo all’interno del vano, si fosse servito della siringa per insufflare aria attraverso l’accesso venoso, causando un’embolia polmonare e il conseguente decesso, trattandosi di pazienti fragili.