Meldola. Faida familiare dopo l’alluvione: due fratelli a processo

Forlì

Non è solo una questione di confini o di vicinato, ma una faida familiare alimentata dalle ferite ancora aperte dell’alluvione del 2023. Un uomo residente a Meldola ha denunciato il fratello, suo vicino di casa, portandolo davanti alla giudice Ramona Bizzarri con l’accusa di aggressione fisica e condotte moleste reiterate nel tempo. I fatti più gravi risalgono al 2024. Secondo la ricostruzione, nell’abitazione della vittima (costituitasi parte civile con l’assistenza dell’avvocato Marco Martines) erano in corso dei lavori di consolidamento esterno. Una ditta era stata incaricata di intervenire per contenere una frana causata dall’alluvione del 2023, un intervento che però era diventato oggetto di un aspro contenzioso legale tra i due fratelli, comproprietari dell’area. Quel giorno, un operaio del cantiere aveva chiesto al proprietario di aprire il cancello per permettere il passaggio di un camion carico di materiali. Poco dopo, l’uomo è rientrato visibilmente scosso e sanguinante: «Mi hanno menato», avrebbe riferito ai presenti. Il referto del pronto soccorso parla chiaro: colpi al volto, calci alla schiena, una contusione lombosacrale e diverse abrasioni. Anche il presunto aggressore, comunque, avrebbe richiesto le cure dei sanitari. L’episodio di violenza fisica sarebbe solo la punta dell’iceberg di una convivenza impossibile. La vittima e la sua famiglia hanno descritto un quadro di condotte moleste sistematiche messe in atto dal fratello e dalla cognata (difesi dall’avvocato Lisa Maltoni). Musica ad alto volume a ogni ora e rumori insistenti di qualcosa che viene colpito con del ferro avrebbero spinto la moglie dell’aggredito a confidare alle amiche uno stato di profonda esasperazione. In diverse occasioni, la coppia sarebbe stata costretta a fuggire verso la casa al mare della figlia per trovare un po’ di riposo, salvo poi dover rientrare d’urgenza a causa di “dispetti” come l’interruzione dell’energia elettrica tramite il distacco del contatore, atti di vandalismo in giardino con mobili da esterno scaraventati nella piscina. Non solo, la figlia ha inoltre segnalato come le telecamere di sorveglianza degli zii fossero puntate strategicamente verso l’ingresso della casa dei genitori. Mentre la difesa cerca di smontare le accuse legate alla gestione della comproprietà e alla dinamica dell’alterco, la parte civile punta a dimostrare il danno fisico e psicologico subito da una famiglia che, dopo il trauma dell’alluvione, si è ritrovata a vivere un incubo tra le mura domestiche. Si tornerà in aula a marzo.

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