Maurizio Viroli: “Con la tecnologia nessuno ha più tempo per fare nulla, ci troviamo di fronte a una nuova preistoria”

Consumare, obbedire, tacere. La nuova preistoria dell’Occidente. In dialogo con Roberto Bertoni: con un nuovo saggio edito da Castelvecchi, Maurizio Viroli, forlivese, professore emerito di Teoria politica dell’Università di Princeton e professor of Government all’Università del Texas ad Austin, fa il punto sulla crisi odierna.

Professore, già il titolo del libro lascia poco spazio all’ottimismo.

«Temo che la situazione in Italia, in Europa, negli Stati Uniti sia addirittura peggiorata dalla sua pubblicazione, nell’autunno scorso, e si sia agito negli anni come con un “tossego a termine”, il metodo con cui nel Rinascimento si toglievano di mezzo i nemici senza destare sospetti. Da tempo infatti con leggi e riforme di scuola, università, lavoro, giustizia sanità, trasporti, casa, cura del territorio e dell’arte, il potere avvelena il terreno che nutriva il nostro essere cittadini. L’indebolimento della cultura che permette di sviluppare pensiero critico, l’eredità di don Giovanni Minzoni e di don Lorenzo Milani, ha fatto venir meno gli anticorpi senza i quali non può esistere una comunità politica libera».

Tutta colpa della politica?

«I partiti sono ormai comitati d’affari da sovvenzionare a ridosso delle elezioni, le leggi elettorali hanno trasformato gli eletti in prescelti dal capo. La Costituzione è sotto attacco sia da destra che da sinistra fin dai tempi in cui imperversava Craxi. E le proposte di riforma presentata da Berlusconi nel 2006 e da Renzi nel 2016 in forme diverse avevano un filo conduttore chiaro, lo stesso che sottende le ultime leggi elettorali, l’idea del premierato tanto voluta da Meloni e la riforma costituzionale oggetto del referendum: depotenziare i controlli e accentrare nelle mani di pochi le decisioni. È il modello statunitense, ma negli Stati Uniti c’è, almeno per ora, l’ultima istanza, la Corte Suprema. Quindi, non è lo Stato liberale che sta morendo, è la Repubblica democratica, il bene comune che prevale sul bene individuale, il principio di una Italia comunità di persone libere e uguali di fronte alla legge».

La sua analisi politica non prescinde da una prospettiva storica.

«La politica come la intendo da studioso del pensiero repubblicano e da convinto repubblicano mazziniano, non esiste più: è degenerata in organizzazione economico-finanziaria e ora si è aggiunta la tecnologia, sempre più utilizzata come sorveglianza di massa. Inoltre agendo sul vocabolario i cittadini sono stati spogliati di consapevolezza e giudizio: sottrarre le parole equivale infatti a sottrarre le idee e la possibilità di mettere in ordine pensieri altrimenti confusi».

E l’istruzione?

«Tutte le riforme di scuola e università, da quella varata da Luigi Berlinguer, sono andate verso un sistema di tipo imprenditoriale sempre più spinto, sul modello berlusconiano della “azienda Italia”. Ma cultura e lavoro sono sfere completamente diverse e tali devono rimanere. Dal 1987 vivo negli Stati Uniti, che sono ben lontani dal sistema europeo che implica la cura dell’essere umano dalla culla alla tomba. Per loro invece avere o non avere soldi dipende dalla volontà di Dio, quindi chi ha soldi accresce il suo capitale e domina, chi non li ha subisce».

Quanta responsabilità hanno i cittadini in questa trasformazione?

«Forse dovrebbero essere più attenti, non ascoltare chi dice che non ci sono alternative, non accettare cambiamenti che non capiscono fino in fondo, mettere in moto l’immaginazione, leggere libri... Ma nessuno ha più tempo per fare nulla: la tecnologia che avrebbe dovuto farci guadagnare tempo per noi stessi, al contrario ci ha riempito di cose da fare!».

E che ruolo assume l’informazione?

«Direi che è caratterizzata da un conformismo, una pochezza e un asservimento desolanti. Servirebbero, invece, testate libere e affidabili, giornalisti che turbassero con le loro domande la tranquillità di chi ha il potere, a qualunque livello. Qui parlo genericamente, ma nel libro ho fatto nomi e cognomi».

C’è una cura?

«Credo che in questo momento, e a breve probabilmente non sarà più così, potremmo rovesciare tutto con un clic».

Come?

«Se molti cittadini in un momento convenuto spegnessero simultaneamente gli smartphone e rifiutassero di utilizzare strumenti che regalano dati, chi di fatto possiede il mondo perderebbe in un istante la fonte del suo potere. Siamo in mano a personaggi come Peter Thiel che possiede i nostri dati sensibili, profetizza l’avvento dell’anticristo e sostiene che la libertà non è compatibile con la democrazia, o Sam Altman ed Elon Musk. Il loro pensiero andrebbe stigmatizzato, invece continuo a vederne esaltata l’intelligenza. Campioni di intelligenza erano però i criminali nazisti imputati al processo di Norimberga, dirigenti brillanti, persino affascinanti e persuasivi, ma senza alcun discernimento morale e idea di valore della vita umana. È urgente invece tornare alle virtù repubblicane per eccellenza: sapienza, giustizia e carità. È un sogno, ma ora che sono nonno di Nina e di Marcello la mia prospettiva è cambiata, e devo almeno provare a immaginare un modo per cambiare un mondo che ci terrorizza».

E Trump?

«Trump è inqualificabile. Lo è sempre stato fin da quando giocava a fare l’imprenditore. Non lo si può giudicare secondo criteri politici, servono psichiatri per provare a decifrarlo, ma è il capo di stato più potente al mondo e, in combutta con il premier israeliano, sta innescando conflitti estremamente pericolosi e destabilizzanti. Non possiamo però assuefarci alla disumanità, alla violenza, alla perdita di un minimo di diritto internazionale che tuteli popoli e persone. Nella situazione attuale, il genocidio dei palestinesi è passato sotto silenzio e nessuno, né Biden, né Trump, ha agito per fermare la furia del governo di Israele: forse perché gli statunitensi occupano una terra che gronda sangue per lo sterminio di cento milioni di nativi? Insomma, attenzione, perché siamo di fronte a una “nuova preistoria” come aveva ben visto Pasolini più di sessant’anni fa, alla “notte maledetta” cantata da Roberto Vecchioni».

◊ Maurizio Viroli, “Consumare, obbedire, tacere. La nuova preistoria dell’Occidente. In dialogo con Roberto Bertoni”, Castelvecchi, settembre 2025, pp. 152, € 17

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