Il report diffuso dall’ufficio studi di Confartigianato Emilia-Romagna per l’8 marzo 2025 restituisce un’istantanea sorprendentemente positiva del ruolo delle donne nel mercato del lavoro e nell’imprenditoria regionale. A presentarne i contenuti è Mauro Collina, segretario di Confartigianato Forlì, che traccia il quadro di un Paese in cui la componente femminile è diventata il vero traino dell’occupazione.
Il mercato del lavoro: le donne tengono, gli uomini arretrano
Dopo anni di crescita sostenuta, il 2025 ha segnato un cambio di passo. “Nel 2025 il mercato del lavoro ha manifestato segnali di stabilizzazione dopo una lunga fase espansiva. Le più recenti rilevazioni indicano un aumento di 62 mila occupati, pari al +0,3%, interamente imputabile alle donne occupate che sono 97 mila in più, mentre gli uomini occupati sono in flessione dello 0,3%” spiega Collina.
Il dato è ancora più significativo se letto in prospettiva storica. Tra il 2021 e il 2025 - un quinquennio segnato da guerre, crisi energetiche e monetarie, e dalle tensioni geopolitiche legate al conflitto in Medio Oriente e alla guerra dei dazi statunitense - l’occupazione complessiva è salita di oltre 1 milione e 281 mila unità, pari a un +5,6%. In questo scenario turbolento, la componente femminile ha dimostrato una vivacità superiore rispetto a quella maschile.
Emilia-Romagna: le imprenditrici crescono del 5,2%
A livello regionale, i dati sull’occupazione indipendente sono particolarmente incoraggianti. “A settembre 2025 il numero di imprenditrici, professioniste e lavoratrici autonome era cresciuto di 7 mila unità, pari a un incremento del 5,2% su base annua, recuperando il calo di 3mila unità osservato nel 2024 (-2,1%). Nello specifico, l’incremento è trainato dalle imprenditrici nel settore del commercio, accoglienza e ristorazione, in crescita del 12,5% e in cui si concentra il 32,1% dell’occupazione indipendente femminile nella nostra regione. Le imprese emiliano-romagnole guidate da una donna sono 90.286, più di 8mila sono nella nostra provincia” precisa il segretario.
Una su cinque imprese in regione è, dunque, a conduzione femminile. Di queste, l’8,8% è gestito da giovani donne under 35 e il 15,8% da donne di origini straniere - un segnale di apertura e di inclusione che caratterizza il modello emiliano-romagnolo.
La calamita dei cervelli: più laureate che laureati scelgono l’Emilia-Romagna
La regione si conferma polo attrattivo per i giovani talenti, e in particolare per le giovani laureate. I dati mostrano che sono soprattutto le donne a scegliere di trasferire la propria residenza in Emilia-Romagna dopo il percorso universitario: 19,4 ogni mille laureate con meno di 40 anni, contro i 15,9 ogni mille colleghi maschi. Un vantaggio competitivo che si traduce anche in imprenditoria di qualità.
Imprenditrici per scelta, non per necessità
Su questo punto il segretario Collina è netto. “Questo flusso di professionalità in entrata non si traduce solo in lavoro dipendente altamente qualificato, ma alimenta un tessuto imprenditoriale di qualità. In Emilia-Romagna il 46,5% degli imprenditori e lavoratori autonomi con laurea è donna, il secondo valore più alto dopo il Piemonte, con il 46,7% e superiore alla media nazionale del 43,8%. Un quinto delle nuove imprese emiliano-romagnole che nascono (il 22,6%) è aperto da una donna, la cui motivazione prevalente è la volontà di sfruttare la propria conoscenza del mercato. Questi dati dimostrano l’infondatezza della narrazione dell’imprenditoria in risposta alla mancanza di alternative occupazionali; al contrario, qui nascono aziende con grande consapevolezza e visione del futuro.”
Un messaggio chiaro, in occasione dell’8 marzo: in Emilia-Romagna le donne non aprono un’impresa perché non trovano lavoro, ma perché sanno quello che vogliono fare — e lo fanno bene.