Parte da Forlì la strada del docufilm “Non mi arrendo. La mafia non è un film!” che verrà proiettato in anteprima all’arena della Rocca di Ravaldino mercoledì 14 luglio (alle 21). La pellicola racconta una vita di lotta alla mafia, quella di Pippo Giordano, 82 anni, oggi forlivese d’adozione, membro della Dia e della Squadra mobile di Palermo, quella di Ninni Cassarà, Beppe Montana, Roberto Antiochia, Lillo Zucchetto, Natale Mondo, tutti assassinati da Cosa nostra. «Ho conosciuto Chinnici, Falcone e Borsellino – ricorda Giordano –. Con quest’ultimo trascorsi l’ultimo venerdì della sua vita, il 17 luglio 1992, e da 18 anni mi sono assunto l’impegno gratuito di ricordare nelle scuole quelle persone, e il motivo della loro morte». Proprio Forlì è stata teatro dell’incontro con il regista e produttore Ettore Zito. «Dopo averlo ascoltato in un incontro pubblico, le parole di Pippo mi hanno tenuto sveglio per tutta la notte – confessa Zito –, allora gli ho chiesto di incontrarci. È nata così l’idea di realizzare la pellicola, ma subito si sono aggiunte altre suggestioni: un “Premio nazionale Legalità Pippo Giordano-Città di Forlì” dedicato alle scuole, un “Premio Cinema” in collaborazione con “Sedicicorto”, e una rete nazionale di “aziende della legalità” a cui ha aderito subito Start Romagna». Sarà proprio il Comune di Forlì, con in prima fila l’assessora alla legalità Emanuela Bassi, il garante del fondo dedicato nato dai contributi, e vincolato all’erogazione di borse di studio e materiali per le scuole. «Il docufilm e il premio – dice Francesco Cusimano della palermitana agenzia di branding Upminds – devono essere strumento di memoria attiva per le nuove generazioni: non bisogna spettacolarizzare la mafia, ma farla conoscere a chi in questo paese dovrà vivere». «La mafia è un cancro che si manifesta nella recrudescenza della criminalità organizzata, a Palermo e in tutta Italia – aggiunge Giordano –, ma in uno stato democratico, non ci deve essere spazio per le sue intimidazioni e i suoi condizionamenti». Gli fa eco Giuseppe Siviglia, sindaco di San Giuseppe Jato che Avviso pubblico l’anno scorso ha inserito nel suo dossier “Amministratori sotto tiro”: «La vita di personaggi come Pippo, che hanno respirato dolore e rischiato la vita, è quella di uomini di coscienza risoluti a cambiare la società. La situazione di oggi forse è ancora più delicata di quella del periodo delle stragi perché è intessuta da una microcriminalità che genera i prepotenti di domani. La mafia è un cancro ma esiste la medicina: assottigliare la zona grigia dell’omertà. Occorrono coraggio e fiducia nelle istituzioni, ma un esercito di insegnanti, di persone di buona volontà può realizzare l’antimafia del quotidiano». Sono in corso le prenotazioni per il 14 luglio: trickfree.productions@gmail.com. Informazioni: www.nonmiarrendo.com. Ingresso libero.
L’antimafia del quotidiano parte da Forlì: docufilm e un premio dedicato alle scuole