L’allarme della Cisl Romagna: più malattie professionali a Forlì-Cesena

Forlì
  • 01 marzo 2026

La Romagna si conferma sotto pressione sul fronte della sicurezza sul lavoro, con un aumento costante delle malattie professionali che preoccupa sindacati e istituzioni. E in questo quadro i dati della provincia di Forlì-Cesena sono tra i più allarmanti.

A lanciare l’allarme è stata la Cisl Romagna durante la Masterclass “Sicurezza: memoria, responsabilità, partecipazione”, che si è svolta nei giorni scorsi a Ravenna. Evento che si è aperto con la rappresentazione teatrale “In fondo ad una nave” di Pierpaolo Zoffoli, che ha ricordato la tragedia della Mecnavi del 13 marzo 1987, costata la vita a 13 lavoratori nel porto di Ravenna.

Malattie professionali

I dati Inail analizzati dall’Osservatorio Cisl Romagna mostrano una crescita preoccupante delle malattie professionali. «In Romagna la tendenza è strutturale, non un fenomeno passeggero», afferma Francesco Marinelli, segretario generale della Cisl Romagna. La provincia di Forlì-Cesena registra i numeri più elevati della regione, con 1.136 denunce nel 2022, 1.370 nel 2024 e un picco di 1.513 nel 2025, segnando un aumento del 10,44% nell’ultimo anno, trainato dall’industria e dai servizi. «Questi numeri non sono solo statistiche: parlano di persone che si ammalano a causa della propria attività lavorativa. Come organizzazione sindacale riteniamo che la risposta debba essere collettiva e territoriale - prosegue Marinelli - . Non servono solo adempimenti formali: serve un confronto vero sull’organizzazione del lavoro, sui tempi, sui carichi, sulla qualità degli ambienti in cui si opera. La salute non può essere subordinata alle esigenze produttive, ma deve essere un parametro con cui si misura la qualità dello sviluppo».

«Per noi il punto è chiaro: occorre mettere al centro la persona che lavora - sottolinea Marinelli - . Rafforzare la contrattazione, valorizzare il ruolo delle rappresentanze nei luoghi di lavoro, promuovere una cultura della prevenzione che non sia solo obbligo normativo ma scelta consapevole. Solo così la provincia di Forlì-Cesena potrà continuare a essere un territorio forte dal punto di vista produttivo, senza che questo si traduca in un costo umano pagato dai lavoratori».

Infortuni

Sul fronte degli infortuni a Forlì-Cesena, il fenomeno si accompagna a numeri rilevanti: nel 2025 le denunce totali sono state 7.236, in aumento rispetto all’anno precedente. «Se da un lato le patologie lavoro-correlate evidenziano criticità strutturali, dall’altro il volume degli infortuni conferma come prevenzione e gestione del rischio debbano essere centrali». Anche nelle altre province della Romagna il fenomeno è preoccupante. A Ravenna si registrano 7.052 denunce, a Rimini 5.190, dati stabili rispetto al 2024. Ravenna evidenzia l’incremento più rapido: dopo una flessione nel 2023, le denunce sono salite a 626 nel 2024 e 865 nel 2025 (+38,18%), con l’agricoltura e l’industria come settori più colpiti. Anche Rimini ha visto un aumento: dalle 542 denunce del 2024 si è passati a 584 nel 2025 (+7,75%). Complessivamente, la crescita romagnola supera la media regionale (+7,46%), confermando l’urgenza di interventi mirati.

Puntare sulla partecipazione

La Cisl Romagna ribadisce la necessità di un modello partecipativo: «Senza partecipazione non c’è vera sicurezza - conclude Marinelli - chi lavora conosce i rischi quotidiani meglio di chiunque altro e deve essere parte attiva nelle scelte organizzative». Il sindacato invita quindi a investire in prevenzione, formazione e controlli efficaci, sottolineando che solo il coinvolgimento diretto dei lavoratori può trasformare la sicurezza da obbligo burocratico a processo condiviso, capace di proteggere la salute dei lavoratori e la tenuta produttiva del territorio.

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