Impegno da 200mila pezzi per Forlì ma resta l’ombra dei 1.700 esuberi

Forlì
  • 22 luglio 2026

Duecentomila pezzi: è la soglia produttiva che Electrolux si è impegnata a garantire per lo stabilimento di Forlì secondo quanto emerso ieri al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il terzo tavolo sulla vertenza, convocato e presieduto dal ministro Adolfo Urso, ha visto la partecipazione delle cinque Regioni interessate, tra le quali l’Emilia-Romagna, i sindaci dei territori con stabilimenti del gruppo, vertici aziendali e sigle sindacali nazionali e territoriali. Il confronto è stato aggiornato a settembre, con una seduta plenaria fissata per giovedì 1° ottobre.

Per il sito forlivese di viale Bologna, specializzato in piani cottura e forni, l’azienda ha confermato investimenti mirati su due direttrici: i piani a gas e i forni elettrici, finalizzati alla riduzione dei costi di prodotto e al rilancio della competitività di gamma. «Per noi questa è la battaglia delle battaglie – ha commentato l’assessore alle politiche del Lavoro del Comune di Forlì, Kevin Bravi –. Usciti dal Ministero, possiamo dirci parzialmente soddisfatti. Purtroppo il primo obiettivo non è stato raggiunto perché l’azienda, di fatto, ha tenuto in piedi il vecchio piano industriale, quello che tiene in scacco oltre 1.700 operai in tutta Italia. Questo è certamente l’aspetto più grave, quello che maggiormente ci preoccupa. L’incontro ci ha fornito alcune indicazioni preziose: la prima, la più importante, riguarda il futuro delle linee di produzione forlivesi, che hanno buoni margini di stabilizzazione. La seconda, di più ampio respiro, riguarda l’impegno del Governo in Europa per una concorrenza più giusta e sostenibile. Il Ministro Urso sarà in Consiglio Europeo il prossimo 26 settembre per parlare di transizione energetica e capire quali strumenti attivare, a livello nazionale, per risolvere la vertenza».

Sulla stessa linea, seppur con toni più cauti, l’assessore al lavoro della Regione Emilia-Romagna, Giovanni Paglia: «Piccoli passi avanti al tavolo Electrolux, ma che non sono ancora risolutivi. L’azienda apre alla possibilità di mantenere parte delle produzioni inizialmente destinate allo smantellamento e ad integrarle con altre nuove, ma rimangono incertezze significative sull’effettivo impatto occupazionale e del volume produttivo».

Per Paglia va chiarita «la centralità dell’Italia nel sistema Electrolux, e questo significa investimenti nelle linee e nelle attività di ricerca e sviluppo, oltre che sul mantenimento di tutti gli attuali siti industriali».

Le sigle sindacali chiedono garanzie: «Le disponibilità manifestate dall’azienda dovranno ora tradursi in impegni concreti, verificabili e vincolanti – afferma la Fiom - è fondamentale che il nuovo piano industriale escluda definitivamente i 1.700 esuberi annunciati nei mesi scorsi e garantisca il mantenimento dell’intero perimetro produttivo e occupazionale del gruppo, a Forlì come negli altri stabilimenti italiani. Per lo stabilimento di Villanova restano ancora aperti nodi decisivi – prosegue il sindacato –. Devono essere garantiti i volumi produttivi, la continuità delle attività industriali, gli investimenti e tutti i livelli occupazionali. Dopo mesi di preoccupazione, mobilitazione e sacrifici delle lavoratrici e dei lavoratori, non possono esserci soluzioni parziali né trasferimenti di produzioni che mettano a rischio il futuro del sito forlivese».

La Uilm Uil Forlì esprime forte preoccupazione per la mancanza di un vero piano industriale di rilancio: «Le modifiche al piano industriale finora avanzate dall’azienda restano deboli e condizionate – afferma il sindacato –. Pretendiamo certezze sulla saturazione dei volumi produttivi per lo stabilimento di Forlì, rifiutando l’idea che a pagare i costi della crisi siano i carichi di lavoro e il sacrificio di chi lavora nelle linee produttive. Per un vero piano di rilancio chiediamo il mantenimento delle funzioni di ricerca e sviluppo: Forlì rappresenta un’eccellenza per la ricerca e la progettazione. La minaccia aziendale di ridimensionare tali funzioni in Italia rischia di svuotare il sito del suo valore strategico e di soffocare la capacità di attrazione di nuovi investimenti». «I piccoli passi mossi nei tavoli tecnici di questi mesi non sono sufficienti a mettere in sicurezza l’occupazione e il futuro del settore degli elettrodomestici in Italia – ha dichiarato la Fim Cisl Romagna –. Prendiamo atto con attenzione degli investimenti confermati su Forlì per i piani di cottura a gas e per la gamma dei forni, finalizzati alla riduzione dei costi di prodotto e al rilancio della competitività. Si tratta di un segnale che va nella giusta direzione, ma che da solo non basta: servono garanzie chiare sui volumi produttivi e sulla piena tenuta occupazionale dello stabilimento, elementi che finora non hanno trovato risposte concrete».

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