Il Pri di Forlì rischia il commissariamento

Resa dei conti all’interno del Pri. Nella giornata di oggi è stata convocata la direzione regionale: all’ordine del giorno l’operato della consociazione di Forlì che rischierebbe addirittura il commissariamento. In sostanza, al segretario regionale del Pri, Eugenio Fusignani, non è piaciuto il passaggio dal gruppo dei civici a quello della Lega (è nato un gruppo consiliare a livello locale che si chiama Pri-Lega, ndr) della segretaria della consociazione di Forlì, Alessandra Ascari Raccagni. Un sodalizio che, di fatto, è stato messo in discussione e che secondo gli esponenti regionali sarebbe avvenuto in maniera “irregolare” e, quindi, si sarebbe venuti meno a un accordo con “La Civica” formalizzato attraverso un atto notarile nel 2024, durante la campagna elettorale per le elezioni comunali. «Non è assolutamente così – rimarca la segretaria Ascari Raccagni –. La decisione è stata presa, come sempre, a maggioranza all’interno della direzione di consociazione a Forlì, tra l’altro con un solo voto contrario. La nascita del gruppo consiliare Pri-Lega è stato molto apprezzato e per la prima volta dopo 17 anni in Consiglio c’è un’espressione tangibile del partito». A dare manforte alla segretaria è intervenuto Massimo Merendi che precisa: «Dopo la scomparsa di Rivizzigno, qualcuno ha pensato di mangiare sopra la consociazione di Forlì. È in atto un processo per abbattere questa direzione, ma noi domani (oggi per chi legge, ndr) non ci siederemo sul banco degli imputati». A fare chiarezza sul nocciolo della discordia, ovvero la costituzione del gruppo consiliare Pri-Lega, è la segretaria della sezione Mazzini, Benedetta Caselli: «Sia chiaro, nessuno ha agito in autonomia o spinto da velleità personali, quella del Pri è stata una scelta collegiale. Purtroppo da qualche tempo c’è qualcuno che sta portando avanti battaglie di delegittimazione contro chi è stato democraticamente scelto dagli iscritti perché ritenuto più adeguato a guidare il partito. Si tratta di donne alle quali si è mancato di rispetto in diverse occasioni». Recentemente, più volte è stato messo in discussione il ruolo delle donne alla guida del partito e, più in generale, si è aperta una diatriba non di poco conto tutta interna agli esponenti dell’Edera: come noto c’è una frangia, a cui fa capo il consigliere Enrico Pieri della Civica, che ha creato un movimento autonomo parallelo chiamato “Risorgimento Repubblicano” (che al congresso dei repubblicani è stato sostenuto solo dal 26% degli iscritti). Tornando all’oggetto del contendere oggi la direzione regionale, a cui parteciparà anche quella forlivese, prenderà una decisione sul “caso” di Forlì. «Forse decideranno di commissariare la nostra consociazione, per altro non è mai accaduto prima d’ora, oppure opteranno per espellere il segretario – conclude Ascari Raccagni –, resta comunque un fatto molto grave. A Cesena e in altri consigli comunali è successo che il Pri abbia cambiato denominazioni, gruppi o alleanze senza protesta del regionale. Ma erano uomini. Per sminuire la mia figura, e quella di Benedetta, stanno passando offese e tentativi di svilire le competenze. Eppure, a Forlì il Pri è tornato in consiglio comunale, crescono i numeri dei tesserati e si stanno aprendo nuove sezioni, oltre al fatto che il congresso di consociazione è stato vinto con il 74% degli iscritti».

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