Il Ponte Vecchio racconta la storia di Vecchiazzano

Forlì

A Vecchiazzano c’è il ponte più longevo del Forlivese, sopravvissuto persino all’ultima guerra. «Ci sono luoghi che, più di altri, raccontano la storia di una comunità- si legge sul sito www.vecchiazzano.it curato da Andrea Gorini - . Uno di questi è senza dubbio il Ponte Vecchio sul fiume Rabbi, che quest´anno celebra il 165° anniversario della sua inaugurazione, avvenuta l’11 luglio 1861. «Le cronache - scrive Gilberto Giorgetti nel suo libro ‘Vecchiazzano, piccola e grande storia di un borgo rurale forlivese’ - attestano che era già entrato in servizio l’anno prima, in sostituzione del precedente manufatto portato via da una piena».

Realizzato a cinque campate con ampio uso di mattoni a vista, su progetto dell’ingegnere Giulio Zambianchi, vide, infatti, la luce nel 1860. Con i suoi 70 metri di lunghezza e 4,50 metri di larghezza, è ancora oggi il ponte più antico in uso nel Comune di Forlì. «I tedeschi - continua Giorgetti - lo bombardarono dall’ospedale Morgagni-Pierantoni, che all’epoca fungeva da sanatorio per i tubercolotici, la notte del 5 settembre 1944. Il giorno 9 la Wermacht iniziò persino le trivellazioni per farlo saltare». Per la cronaca, le mine, rimaste inesplose, sono state rinvenute in una campata solo nel 2005, durante gli ultimi lavori di restauro. Dalla fine degli anni ’70 è stato soppiantato dal nuovo asse carrabile denominato “via del Partigiano”, che ai forlivesi recò in dote anche un ponte sul fiume Rabbi più ampio e funzionale. La frazione di “Vciazan” deve molto a quel manufatto, i cui predecessori risalgono addirittura al XII secolo.

Il “Libro Biscia” di San Mercuriale parla di un ponte di Vecchiazzano in un atto del 25 luglio 1196. Giovanni di Mastro Pedrino annota che quella costruzione fu travolta da una fiumana nei primi di giugno del 1433. Giungiamo così al 1445, anno in cui Antonio Ordelaffi lo fece rifare “a regola d’arte”. Si trattava però di una perfezione molto relativa, visto che nel 1481 gli anziani di Forlì commissionarono la costruzione di un nuovo ponte a Lorenzo Antonio detto Malabestia. A dispetto di un nome simile, stavolta risultò ben fatto, tanto che resistette fino al 1842, l’anno della grande alluvione. Arriviamo così al 1860 e al manufatto attuale. «Conservare il Ponte Vecchio - conclude Gorini - significa preservare una parte della nostra identità. Ogni mattone racconta il lavoro di chi lo costruì, ogni arcata ricorda le piene del Rabbi, ogni attraversamento aggiunge un piccolo capitolo alla storia di Vecchiazzano. Buon compleanno, Ponte Vecchio».

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