Il 66° reggimento “Trieste” torna a casa. Sei mesi in prima linea per la sicurezza

Forlì
  • 10 luglio 2026

Hanno vigilato per sei mesi sui luoghi più sensibili del Centro Italia, garantendo la sicurezza di migliaia di cittadini, pendolari e turisti. Ora, per le donne e gli uomini del 66° Reggimento Fanteria Aeromobile “Trieste”, è tempo di rientrare alla caserma “De Gennaro” di Forlì. Si conclude così un intenso periodo di impiego nell’ambito dell’Operazione “Strade Sicure”, che ha visto il reparto d’élite romagnolo operare come unità di riferimento della Task Force 1 all’interno del più ampio Raggruppamento “Lazio-Umbria-Abruzzo-Marche”.

Dalle infrastrutture strategiche alle grandi stazioni ferroviarie, passando per le sedi istituzionali, le rappresentanze diplomatiche e i luoghi di culto, i militari forlivesi hanno presidiato gli snodi nevralgici del territorio nazionale in stretta sinergia con le Forze di Polizia. Un impegno quotidiano, silenzioso e costante, volto a rafforzare la presenza dello Stato e a tutelare il bene comune in aree caratterizzate da flussi di massa.

Tra i numerosi interventi effettuati in questo semestre, uno in particolare ha catturato l’attenzione della cronaca nazionale e l’ammirazione delle istituzioni: l’eroico salvataggio di un giovane caduto sui binari della Stazione di Roma Termini, recuperato a pochissimi istanti dal sopraggiungere di un treno in corsa. Un episodio drammatico che ha messo in luce non solo il coraggio, ma anche l’elevato livello di prontezza operativa e la straordinaria lucidità dei fanti aeromobili del 66°.

A pochi giorni dal rientro definitivo in Emilia-Romagna, i protagonisti di quel salvataggio, il graduato Francesco Mangifesta e il soldato Vanessa Accogli, raccontano l’esperienza vissuta in prima linea. «Il ricordo che mi è rimasto più impresso? La consapevolezza di essere intervenuti nel momento giusto - spiega Francesco Mangifesta -. In contesti simili bisogna valutare la situazione in una frazione di secondo e agire con assoluta lucidità. Sapere che quel ragazzo ha potuto riabbracciare la sua famiglia è la nostra soddisfazione più grande». Un intervento fulmineo in cui la formazione interna ha fatto la differenza: «L’addestramento è fondamentale. Ogni attività che svolgiamo durante l’anno serve a prepararci agli imprevisti. L’istinto ti spinge a muoverti, ma è la preparazione tecnica che ti permette di fare la cosa giusta, mantenendo il controllo anche sotto forte pressione».

Nonostante la giovane età, i due militari hanno dimostrato una maturità straordinaria. Il soldato Vanessa Accogli sottolinea come la routine dell’operazione sia fatta anche di piccoli, significativi gesti quotidiani: «Ogni giorno è unico. Ci confrontiamo con persone, esigenze e situazioni sempre diverse. Spesso la gente ci ferma per chiederci informazioni o un aiuto immediato. Sono dettagli che fanno capire quanto l’Esercito sia percepito positivamente dai cittadini». Riguardo all’efficacia del loro intervento a Termini, aggiunge: «È stata la conferma che il valore della formazione prescinde dagli anni di servizio. L’età conta meno della serietà e dell’impegno. Abbiamo capito cosa significhi farsi trovare pronti nel momento del bisogno».

Il bilancio finale del mandato per il Reggimento “Trieste” unisce il dovere professionale a una profonda crescita interiore. «Ci portiamo a casa un bagaglio umano immenso -conclude Mangifesta -. Lavorare a stretto contatto con la popolazione ti mostra il valore reale del servizio che prestiamo. Torniamo a Forlì con una maggiore consapevolezza e con l’orgoglio di aver fatto la nostra parte per la sicurezza del Paese».

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