Hpv, virus che colpisce 8 persone su 10: «La prevenzione è l’arma più efficace»

Forlì
  • 21 luglio 2026

L’infezione da Papillomavirus umano (Hpv) riguarda, nel corso della vita, circa l’80% delle persone sessualmente attive. Silenziosa e spesso asintomatica, può in alcuni casi favorire lo sviluppo di tumori. Vaccinazione e screening restano le armi più efficaci per prevenire e intercettare precocemente la malattia. Ne abbiamo parlato con Giovanna Rita Indorato, direttrice dell’unità operativa salute donna e infanzia di Forlì e con Gianluigi Belloli, direttore dell’unità operativa Igiene e Sanità Pubblica di Forlì e Cesena.

Dottoressa Indorato, cos’è l’Hpv e perché è così diffuso?

«L’Hpv, o Papillomavirus umano, è un gruppo di virus a Dna. Ne esistono oltre 200 tipi. Circa 80 tipi infettano l’uomo, 40 di questi hanno particolare capacità di infettare le cellule della pelle e delle mucose e circa 13 sono definiti ad alto rischio oncogeno ovvero possono causare malattie oncologiche di diversi organi. La trasmissione avviene principalmente attraverso i contatti sessuali, anche in assenza di un rapporto completo, motivo per cui è estremamente diffuso. Perché il virus si trasmetta è sufficiente una piccolissima lesione della pelle o delle mucose. Si stima che circa l’80% delle persone sessualmente attive contragga l’infezione almeno una volta nel corso della vita. Il sistema immunitario ha grandi capacità di eliminazione del virus. Tuttavia, quando l’infezione persiste, soprattutto se causata da ceppi ad alto rischio oncogeno, può determinare lesioni precancerose e, nel tempo, favorire lo sviluppo di diversi tumori. È proprio perché l’infezione è così frequente e silenziosa che la prevenzione primaria ovvero la vaccinazione assume un ruolo fondamentale».

Quali sono le patologie collegate all’Hpv?

«L’Hpv è responsabile di numerose patologie. I ceppi a basso rischio possono causare condilomi genitali, papillomi laringei e papillomi buccali che, pur essendo benigni, possono avere un importante impatto sulla qualità di vita. I ceppi ad alto rischio, invece, sono associati allo sviluppo di diversi tumori: il tumore della cervice uterina ma anche tumori dell’ano, della vulva, della vagina, del pene e dell’orofaringe. Pertanto la dimensione del problema non è solo femminile ma anche maschile. La buona notizia è che molti di questi possono essere prevenuti attraverso la vaccinazione e i programmi di screening».

Nel territorio di Forlì, qual è la casistica che riscontrate tra le pazienti che accedono ai vostri servizi?

«Nei nostri servizi osserviamo una situazione in linea con quella nazionale. L’infezione da Hpv è molto frequente, soprattutto nelle giovani donne. In una buona parte dei casi tende a risolversi spontaneamente. Una quota più limitata presenta, invece, infezioni persistenti o alterazioni cellulari che richiedono ulteriori approfondimenti e controlli specialistici. Grazie al programma di screening della cervice uterina è possibile identificare precocemente queste situazioni, intervenendo prima che possano evolvere verso forme tumorali».

A che età è consigliata la vaccinazione anti-Hpv?

«La vaccinazione contro il papillomavirus in Emilia-Romagna viene offerta gratuitamente al compimento dell’11° anno di età alle ragazze e ai ragazzi, a partire dai nati nel 2006, fino al compimento dei 26 anni. La scelta di una convocazione così precoce è motivata dal fatto che il vaccino è più efficace se somministrato prima dell’inizio dell’attività sessuale».

Qual è oggi il livello di copertura vaccinale tra gli adolescenti del Forlivese?

«Negli ultimi anni abbiamo registrato un progressivo miglioramento delle adesioni. L’obiettivo del Ministero della salute e del piano nazionale di prevenzione vaccinale è quello di raggiungere almeno il 95% di copertura vaccinale della popolazione target, perché solo livelli così elevati consentono di ridurre in maniera significativa la circolazione del virus e prevenire un numero sempre maggiore di tumori. Dal 2025 il Ministero ha inserito la copertura vaccinale per Hpv al 15° anno di età tra gli indicatori core del Nuovo Sistema di Garanzia con l’obiettivo di copertura del 95% ed un livello di sufficienza per le femmine del 71%. Ad oggi, nel nostro territorio, le coorti delle femmine nate dal 2006 al 2009, hanno raggiunto coperture superiori all’80%. L’adesione alla vaccinazione antipapillomavirus nei maschi, è stata subito abbastanza alta, mantenendosi comunque inferiore di circa 6-7 punti percentuali rispetto a quella registrata tra le femmine».

Dottor Belloli, ha senso vaccinarsi anche da adulti? In che casi lo consiglia?

«Come ogni anno sono in corso le campagne per la vaccinazione Hpv delle ragazze nate dal 2001 al 2007 e dei ragazzi nati nel 2006 e 2007 mai vaccinati. È inoltre prevista l’offerta gratuita per soggetti a rischio per patologie ed esposizione, fino al compimento del 46° anno d’età e non precedentemente vaccinati con ciclo completo. Per le donne con una diagnosi pregressa di lesioni Hpv correlate, la vaccinazione potrà essere somministrata prima della conizzazione o successivamente, fino ad un massimo di tre anni dal trattamento. L’efficacia vaccinale è tanto maggiore quanto tempestiva è la vaccinazione dopo il trattamento».

Il vaccino sostituisce lo screening o restano due strumenti complementari?

«Vaccino e screening sono assolutamente complementari e non si sostituiscono a vicenda. Il vaccino protegge da alcuni ceppi di Hpv responsabili dei tumori, ma non da tutti. Per questo motivo anche le donne vaccinate devono aderire regolarmente ai programmi di screening. La strategia più efficace è proprio l’integrazione delle due misure: vaccinazione per prevenire l’infezione e screening per individuare precocemente eventuali alterazioni cellulari».

Cosa succede quando una donna risulta positiva all’Hpv-test?

«Ricevere un test Hpv positivo non significa avere un tumore e non deve generare allarmismo. Significa semplicemente che è stata rilevata la presenza del virus. Sul campione viene eseguito il pap test ed in base ai risultati del test, la donna viene inserita in un percorso di follow-up: può essere sufficiente ripetere il controllo dopo un determinato intervallo oppure, se necessario, eseguire una colposcopia, ovvero un esame di II livello, semplice ed indolore, che consente di valutare più approfonditamente il collo dell’utero. L’obiettivo è identificare eventuali lesioni precancerose quando sono ancora completamente trattabili, evitando che possano evolvere in una malattia oncologica».

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