Giornata dei mulini 2026, a Fiumicello un mulino che sembra da cartolina

Forlì
  • 17 maggio 2026

In uno scenario da cartolina nel cuore dell’Appennino forlivese, nella piccola frazione di Fiumicello, a pochi chilometri da Premilcuore, il Mulino Mengozzi rappresenta una delle testimonianze più vive e complete della civiltà dell’acqua. Un luogo in cui la storia non è soltanto conservata, ma torna a muoversi, a produrre, a raccontare.

Attivo per secoli, il mulino venne abbandonato nel 1963, seguendo il destino di molte strutture analoghe dell’Appennino, progressivamente dismesse con l’avvento dell’industrializzazione e il cambiamento delle economie rurali. Per decenni il silenzio ha avvolto le sue pietre, fino a quando i fratelli Mengozzi hanno intrapreso un lungo e paziente lavoro di recupero, riportando in vita ogni elemento dell’edificio. Non un semplice restauro estetico, ma una ricostruzione funzionale e fedele, capace di restituire al mulino il suo cuore operativo.

Dal 1993, infatti, il Mulino Mengozzi è tornato a funzionare in ogni sua parte. Non solo le macine, ma anche il sistema idraulico e persino un generatore di corrente elettrica, testimonianza di un sapere tecnico raffinato e stratificato nel tempo. Accanto alla macinazione, continua a operare anche una piccola mola in pietra, utilizzata per arrotare lame e coltelli, a conferma della multifunzionalità di queste strutture nella vita quotidiana delle comunità montane.

Il mulino era storicamente rinomato per la lavorazione delle castagne, alimento fondamentale della cultura appenninica. La finezza della farina prodotta lo ha reso un punto di riferimento per la preparazione del castagnaccio e delle tagliatelle di castagne, piatti simbolo della tradizione tosco-romagnola, spesso accompagnati da funghi porcini o tartufo. Ancora oggi, questa vocazione sopravvive come elemento identitario, legando il luogo alla memoria gastronomica del territorio.

Dal punto di vista architettonico e tecnico, il Mulino Mengozzi si distingue per la complessità e l’integrità del suo impianto. L’edificio si sviluppa su tre piani. Nel livello più basso, quasi interamente interrato, si trova la turbina: una ruota idraulica con pale a semicucchiaio in rovere, azionata dall’acqua convogliata attraverso un sistema di canalizzazione che parte dal “bottaccio”, la vasca esterna di accumulo.

Il funzionamento del mulino si basa su un ingegnoso equilibrio tra natura e tecnica. L’acqua viene prelevata dal torrente tramite una briglia in legno di castagno, che ne regola il livello e la indirizza in un canale laterale. Lungo il percorso, bocche di sfioro controllano la portata, garantendo stabilità al sistema. Giunta al bottaccio, l’acqua viene convogliata nella cosiddetta “tromba”, cadendo con forza sulla turbina grazie a un dislivello di circa otto metri e alla forma conica della vasca, che ne amplifica la pressione.

Il moto generato viene trasmesso al piano superiore attraverso un albero meccanico collegato alle macine, dischi di pietra di grande diametro composti da una parte fissa e una mobile. Al centro si apre la “bocca” da cui vengono introdotti grano e castagne, mentre un sistema di regolazione consente di variare la distanza tra le superfici per ottenere diverse granulometrie. La farina viene infine raccolta nel “matriccio”, contenitore in pietra posto accanto alle macine.

Intorno al mulino si estende un bosco di abeti che racconta un’altra storia, fatta di presenze umane oggi scomparse. Un tempo questi luoghi erano abitati da taglialegna, carbonai, cacciatori e contadini, figure essenziali di un’economia di sussistenza che ha modellato il paesaggio appenninico. Oggi restano poche tracce, ma il mulino continua a essere un punto di riferimento simbolico di quella civiltà.

Il Mulino Mengozzi non è soltanto un edificio restaurato, ma un raro esempio di patrimonio tecnico e culturale ancora funzionante, capace di restituire in modo concreto il rapporto tra uomo, acqua e territorio. In un’epoca in cui molte testimonianze del passato sopravvivono solo come memoria statica, qui la storia torna a girare, scandita dal ritmo antico delle macine.

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