Forlimpopoli. Nuovo insediamento Amadori, “sarà alto 8 piani”. Timori per l’inquinamento

Forlì

Se non c’è modo di bloccare il progetto del colosso Amadori a Forlimpopoli, l’obiettivo è quello di avere la certezza che si occupi esclusivamente di logistica con controlli serrati rispetto ai valori legati all’inquinamento. È quanto emerso, martedì sera, al termine dell’assemblea pubblica che si è tenuta nella sala consiliare del municipio in cui è stata lanciata una raccolta di firme da portare all’attenzione della Giunta comunale. Le sedie non sono bastate per accogliere i numerosi cittadini che hanno partecipato, preoccupati per gli effetti che il mega polo del colosso del settore avicolo, che sarà realizzato a San Leonardo, avrà sulla salute dei cittadini. Tanti i quesiti sollevati durante la serata sfogliando il corposo progetto depositato in Comune.

«Perché non ci è stato detto che nuovo impianto avrà un’altezza di 24 metri che corrispondono, circa, ad un grattacielo di otto piani? – chiede provocatoriamente Gianfranco Montaletti, presidente dell’associazione per la Salvaguardia e tutela del territorio di Forlimpopoli che ha organizzato la serata –. Perché non ci viene detto che sui 258mila metri quadri del terreno acquisito verrà costruito un capannone con una superficie di 65mila metri quadrati, ovvero 6 ettari e mezzo coperti, che sono l’equivalente di 93 campi di calcio di serie A?», continua. L’attenzione è stata posta, poi, sugli effetti che la struttura avrà sul territorio in termini di maggiori emissioni di inquinamento. «Per quanto riguarda le emissioni in atmosfera – continua – bisogna considerare che durante il ciclo produttivo si consumeranno 30mila metri cubi di gas al giorno. È vero che saranno mitigati dalla piantumazione ma le polveri sottili e il frutto della combustione non saranno assolutamente eliminati. Respireremo il doppio degli inquinanti che normalmente buttiamo nell’aria con i 12mila abitanti di Forlimpopoli».

Secondo gli organizzatori della serata, è stato minimizzato anche l’impatto in termini di traffico, rumore e utilizzo dell’acqua da parte dell’impianto. «Questo è il quadro della situazione che si evince dal progetto – continua Montaletti –. Come poteva un cittadino fare osservazioni su una relazione così tecnica? Informare la gente non era compito nostro ma delle autorità che non l’hanno assolutamente fatto».

La parola è poi passata a Ruggero Ridolfi, oncologo nonché coordinatore provinciale di “Isde, associazione medici per l’ambiente” che ha spiegato, dati alla mano, la stretta correlazione tra l’insorgenza di tumori e l’inquinamento ambientale.

«Io non entro nel cuore della faccenda ma parlo in generale di inquinamento, soprattutto atmosferico, con qualche riferimento al nostro territorio – ha chiarito prima di snocciolare numeri preoccupanti –. In medicina si sono fatti importanti passi in avanti. È aumentata la sopravvivenza dei malati, molti tumori si possono curare o bloccare ma i nuovi casi di tumori all’anno continuano ad aumentare. Negli ultimi 12 mesi i nuovi casi di cancro sono stati circa 390mila che vuol dire più di mille diagnosi di un nuovo tumore al giorno in Italia». Nel nostro Paese, continua, «sono 63mila le persone la cui morte potrebbe essere evitata se non ci fosse l’inquinamento atmosferico. I bambini sono i più suscettibili». Nemici della salute sono, in particolare le polveri più sottili come il pm 2,5 ovvero particelle aventi dimensioni minori o uguali a 2,5 micron. «A Forlì, come medici dell’ambiente, nel 2017 facemmo uno studio e raccogliemmo 220 campioni di unghie di bambini della scuola elementare. Furono suddivisi a seconda delle aree dei quartieri e venne fuori che, nelle aree di nord est ovvero quelle dove c’è l’autostrada e i due inceneritori, i bimbi avevano il 60% di metalli pesanti in più rispetto a quelli di altre zone. 62 di loro abitavano entro il raggio di 3 chilometri dai due inceneritori». Dalle slide mostrate da Ridolfi, dunque, è emerso che «la mortalità per cancro non è casuale ed è molto più elevata dove l’inquinamento ambientale è maggiore anche se le abitudini di vita sono quelle più sane. Gli stili di vita – sottolinea – contano ma quello che incide di più, nel causare i tumori, è l’inquinamento ambientale e in particolare al primo posto per la mortalità per cancro c’è la qualità dell’aria».

A fine serata, la petizione contava già decine di firme per chiedere a sindaca e Giunta una serie di cose tra le quali una drastica riduzione della capacità edificatoria interessata dalle nuove costruzioni, avere la certezza che il polo sia esclusivamente logistico e non produttivo ponendo un vincolo in tal senso ma anche controlli rigorosi da parte degli enti preposti sui valori ambientali o magari mirare a una struttura completamente autosufficiente dal punto di vista energetico, valutando il fotovoltaico.

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