Forlì, violenza sessuale sul bus: altri tre giovani del branco rinviati a giudizio

Svolta sul caso della violenza sessuale di gruppo avvenuta a bordo di un autobus a Forlì ai danni di una studentessa minorenne. La Corte d’Appello di Bologna ha rivisto la sentenza per uno dei responsabili, un 19enne, riducendo la condanna a 3 anni di reclusione dopo il ricorso della difesa curata dall’avvocato Salvatore Di Siena, con l’udienza in Cassazione fissata a ottobre, pur a fronte di una rilevata inammissibilità. Parallelamente, la Procura ha notificato 3 avvisi di rinvio a giudizio nei confronti di altrettanti ventenni tunisini identificati come componenti del branco. Il quadro processuale, quindi, si completa.

I fatti

I fatti risalgono al gennaio 2025. Erano circa le 13.15 quando la vittima, terminata la scuola, si è diretta in piazza Saffi insieme a un’amica per prendere la coincidenza di un autobus particolarmente affollato. Lì è stata avvicinata da un gruppo di almeno sei ragazzi giovanissimi - tra cui un giovane che già in precedenza le aveva fatto delle avance indesiderate - che hanno iniziato ad offenderla.

Salita a bordo del mezzo pubblico in quel momento quasi vuoto, la ragazza si è seduta nei sedili posteriori per cercare riparo. Il branco l’ha seguita a bordo: i violenti hanno bloccato le uscite per impedirle di scappare, l’hanno circondata, minacciata, insultata e palpeggiata. Nonostante il panico, la giovane studentessa è riuscita a divincolarsi e a raggiungere l’autista, chiedendo di farla scendere immediatamente. Riconquistata la libertà all’apertura delle porte, ha raccontato tutto ai genitori, che si sono rivolti ai Carabinieri per sporgere denuncia.

Il Tribunale di Forlì

Insomma, la ragazza ha preso il bus alla fine delle lezioni per tornare a casa, trasformando un pomeriggio qualunque di scuola in minuti di puro terrore. Per la violenza sessuale di gruppo commessa a bordo del bus ai danni della minorenne, il Tribunale di Forlì aveva condannato in primo grado a 5 anni e 8 mesi di reclusione un 19enne . La sentenza era stata emessa dal gip Ilaria Rosati al termine del processo celebrato con rito abbreviato. All’epoca la pm Federica Messina aveva chiesto 6 anni e 4 mesi, dopo aver negato il consenso all’ipotesi di un patteggiamento. La ragazzina, ancora oggi tutelata dall’avvocato Daniele Mezzacapo, si era costituita parte civile. Oltre alla pena detentiva, l’imputato era stato punito con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interdizione perpetua da ogni forma assistenziale, con il pagamento del risarcimento del danno richiesto, pari a 10mila euro, oltre al pagamento delle spese processuali e della costituzione di parte civile. Oggi la Corte d’Appello ha accettato il ricorso presentato dall’avvocato Salvatore Di Siena, rivedendo la condanna che è sta ridotta a 3 anni di reclusione. Per lui è stato presentato anche un ulteriore ricorso in Cassazione per cui è stata rilevata l’inammissibilità: l’udienza, senza difensori, si terrà a ottobre.

La svolta

Nel frattempo, l’attività investigativa non si è affatto fermata: le forze dell’ordine e la Procura hanno continuato a lavorare per stringere il cerchio attorno agli altri componenti del branco che fino a questo momento erano riusciti a farla franca e a sottrarsi alla giustizia. Un lavoro d’indagine meticoloso che, a distanza di più di un anno dai drammatici fatti avvenuti a bordo dell’autobus di linea, ha portato a una svolta decisiva nell’inchiesta. Nei giorni scorsi, infatti, la Procura della Repubblica ha ufficialmente notificato la conclusione delle indagini e la contestuale richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di altri tre giovani, tutti ventenni e coetanei del 19enne già condannato. Si tratta di tre ragazzi di nazionalità tunisina che avrebbero preso parte all’aggressione alla studentessa minorenne. Con questi tre nuovi provvedimenti formali notificati dalla magistratura, anche questi tre ragazzi saranno presto chiamati a rispondere delle loro azioni davanti al giudice.

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