Forlì, violenza di genere: ora scatta anche la sorveglianza speciale

FORLI’. Violenza di genere: il personale della Divisione Anticrimine della Questura di Forlì-Cesena ha focalizzato il proprio lavoro su alcuni casi di particolare gravità che hanno indotto il Questore, Claudio Mastromattei, ad assumere iniziative finalizzate a “neutralizzare” l’azione di uomini violenti. Sono stati proposte al Tribunale di Bologna e irrogate 2 sorveglianze speciali di Pubblica Sicurezza ed emessi 13 ammonimenti a tutela delle donne. Di particolare rilevanza le due sorveglianze speciali di Pubblica Sicurezza proposte e pienamente accolte dal Tribunale di Bologna – Sezione Misure di Prevenzione.
Il gps sotto l’auto
La prima è stata proposta nei confronti di un cittadino albanese da tempo residente a Forlì, classe ’96, che era già stato arrestato a gennaio scorso dai poliziotti della Squadra Mobile per atti persecutori e, successivamente a quell’episodio, arrestato nuovamente per avere violato il divieto di avvicinamento alla compagna, una connazionale che, pur non presentando denuncia nei suoi confronti, aveva raccontato al personale della Polizia di Stato i numerosi episodi di maltrattamenti subiti da tempo e mostrato un’infinità di messaggi minacciosi che lo stesso le inviava quotidianamente. Ai poliziotti la donna ha raccontato che, dopo aver deciso di interrompere la relazione sentimentale, ha iniziato a subire minacce di morte ed appostamenti da parte dell’ex compagno, incapace di rassegnarsi alla fine della loro relazione. E’ emerso che l’ex compagno aveva anche nascosto un gps sull’auto della donna per controllarne gli spostamenti.
La situazione si è aggravata quando la donna ha avviato una nuova frequentazione, scatenando le ire e la rabbia incontrollata dell’uomo. Ciò ha permesso di delineare una situazione gravemente compromessa e una condizione particolarmente preoccupante per la donna che ha portato il Tribunale di Bologna, su proposta del Questore di Forlì–Cesena, ad emettere, per la prima volta in questa Provincia, la misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale per la durata di anni due, integrata dal divieto di avvicinamento alla ex compagna, dal divieto di avvicinarsi ai luoghi normalmente frequentati dalla stessa, compreso il luogo di lavoro e dall’obbligo di mantenersi in ogni caso ad almeno 500 metri di distanza, di allontanarsi immediatamente in caso di incontro occasionale, oltre al divieto di comunicare con lei con qualsiasi mezzo, anche per interposta persona. All’uomo è stato applicato anche il dispositivo di controllo a distanza, c.d. “braccialetto elettronico” e, tra le prescrizioni disposte, è stata prevista anche quella del divieto di accedere agli esercizi pubblici e ai locali di pubblico intrattenimento di Forlì.
Minacce e foto della ex sui social
La seconda è stata proposta dal Questore di Forlì nei confronti di un uomo, italiano, classe ‘77 che, al termine della relazione sentimentale durata poco più di un anno, aveva iniziato a molestare la ex compagna con innumerevoli telefonate e messaggi offensivi, sessisti e denigratori.
Per questi motivi, aggravati dalla costante presenza sotto casa della vittima, era già stato destinatario di un provvedimento di Ammonimento per atti persecutori, misura che evidentemente non ha sortito effetto, poiché lo stesso aveva continuato a minacciare la ex compagna sia telefonicamente che con incessanti messaggi, monitorando costantemente la vita della donna, continuando a postare sui social foto della ex compagna in modo ossessivo, alternando richieste supplichevoli di tornare insieme a minacce gravi , tra le quali quella di divulgare filmati della donna in momenti di intimità. Tanto che il Tribunale di Forlì, già intervenuto a seguito della commissione di un reato persecutorio nei confronti della donna, aveva disposto il divieto di avvicinamento alla parte offesa e ai luoghi abitualmente frequentati dalla stessa, nonché il divieto di comunicare con lei, in qualsiasi forma, oltre all’obbligo di mantenere una distanza dalla stessa non inferiore a 500 mt, con applicazione del “braccialetto elettronico”. Poi, dopo una capillare istruttoria portata a termine dai poliziotti della Divisione Anticrimine, il Tribunale di Bologna ha pienamente accolto la proposta del Questore di Forlì e ha emesso nei confronti dell’uomo la misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale con divieto di soggiorno nel Comune di Forlì per la durata di due anni, integrata dalle prescrizioni già disposte dal Tribunale di Forlì. Tra queste, come nell’altra Sorveglianza Speciale, è stato disposto anche il divieto di accedere agli esercizi pubblici del Comune di Forlì. Si tratta delle prime applicazioni di una misura di prevenzione particolarmente gravosa, nata per il contrasto alla criminalità organizzata ed ora utilizzata anche per il contrasto alla violenza di genere, con la consapevolezza che siamo di fronte ad un fenomeno criminale di portata così vasta ed allarmante che è necessario mettere in campo gli strumenti più incisivi per contrastarlo efficacemente.
Gli Ammonimenti
Per prevenire e contrastare il fenomeno, il Questore di Forlì-Cesena ha irrogato inoltre 13 Ammonimenti. Nei giorni scorsi infatti si sono rivolte alla Polizia di Stato numerose persone, esclusivamente donne, per segnalare relazioni familiari difficili che spesso sfociano in vere e proprie violenze fisiche e psicologiche. Il “filo conduttore” è sempre lo stesso. Donne vittime della incapacità dei compagni di accettare la fine della relazione sentimentale, uomini che iniziano ad importunarle in modo sistematico, inviando quotidianamente centinaia di messaggi sulla piattaforma di WhatsApp, disturbandole e molestandole anche nei luoghi di lavoro, nei luoghi frequentati spesso anche dai famigliari o insieme ai figli, rendendo così impossibile anche a loro vivere una vita normale. Condotte ossessive, moleste e persecutorie che possono e devono essere interrotte grazie anche allo strumento dell’Ammonimento, una misura di prevenzione di natura amministrativa, che non obbliga la vittima a denunciare il suo persecutore, ex marito o ex compagno, decisione che spesso non è facile prendere a cuor leggero e soprattutto in tempi brevi, e che consente proprio in tempi molto celeri, di interrompere l’attività persecutoria subita.