Forlì, truffa dei falsi investimenti: arrestato il promotore, raggirati 168 risparmiatori per 5 milioni

Forlì
  • 21 settembre 2026

Prometteva guadagni da capogiro e rendimenti da sogno, facendo leva sul passaparola e su rapporti apparentemente informali e di fiducia. In realtà si trattava del classico “schema Ponzi” o piramidale, dove i guadagni promessi ai primi clienti venivano pagati usando i soldi versati da quelli arrivati dopo. La vicenda dei finti investimenti che ha fatto finire nei guai centinaia di risparmiatori, si è arricchita di un capitolo fondamentale: i Finanzieri del Comando Provinciale di Forlì-Cesena hanno tratto in arresto il principale indagato, un uomo di origini forlivesi con precedenti penali specifici, scovato e arrestato a Sarzana, in provincia della Spezia.

L’arresto dopo la pronuncia della Cassazione

L’operazione condotta dalle Fiamme Gialle forlivesi è scattata in esecuzione di un’ordinanza di misura cautelare personale emessa dal G.I.P. del Tribunale di Forlì. L’ordinanza è diventata esecutiva lo scorso 15 settembre a seguito della pronuncia della Corte di Cassazione. Nelle fasi precedenti dell’inchiesta, i militari avevano già eseguito un decreto di sequestro preventivo sui beni e disponibilità del soggetto per un valore pari all’illecito profitto stimato: circa 5,3 milioni di euro. Oltre 160 querele e un buco da 4,7 milioni sui conti esteri

L’indagine è scattata nel febbraio 2024 a seguito dell’analisi di ben 160 querele presentate da cittadini finiti nella rete del raggiro. Complessivamente sono tre le persone denunciate per abusiva attività finanziaria e truffa, mentre al promotore principale vengono contestate anche condotte di riciclaggio.

Attraverso la fitta rete del “passaparola” tra ignari investitori attirati da prospettive di guadagni facili, il sodalizio criminale era riuscito a piazzare investimenti per circa 4,7 milioni di euro. I capitali venivano indirizzati su conti correnti aperti all’estero; a quel punto l’uomo si rendeva irreperibile, vanificando qualsiasi tentativo da parte dei clienti di rientrare in possesso delle somme affidate.

Lo schema piramidale e il riciclaggio tra crypto e paradisi fiscali

Le investigazioni hanno confermato la presenza della tipica struttura dello “schema piramidale”: i finti interessi maturati non derivavano da reali attività finanziarie o produttive, ma unicamente dai versamenti delle nuove vittime.

I proventi illeciti presentavano una marcata dimensione transnazionale. Attraverso società schermo con sede a Cipro, Malta, Lussemburgo e nel Regno Unito, e l’appoggio di conti correnti aperti in vari Paesi europei e noti paradisi fiscali, il denaro raccolto veniva continuamente reimpiegato nell’acquisto di crypto-asset o destinato a spese personali dell’indagato.

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