Mancato confronto sulle grandi trasformazioni urbane, il comitato No Megastore chiede un tavolo con la città. I membri della realtà associativa, denunciano l’assenza di un reale dialogo tra istituzioni e cittadini sulle scelte urbanistiche che stanno ridisegnando il volto di Forlì a partire dalla nuova centrale di accumulo che sorgerà in via Oraziana, a Durazzanino. A intervenire sono Sara Conficconi, Giorgio Adamo e Daniele Cortesi, che parlano di una sequenza di decisioni calate dall’alto, senza coinvolgimento reale della comunità. «Quello che sta emergendo in questo frangente – afferma Sara Conficconi – è che da un lato non c’è nessun tipo coinvolgimento dei cittadini, quando si fanno scelte che vanno a modificare l’ambiente urbano o rurale. Al sistema politico non interessa più la tutela del cittadino ma solo l’interesse economico, facendo scelte senza nessuna lungimiranza e questo è un handicap irreversibile. Con le scelte che stanno emergendo ci sarà una trasformazione che diventerà tangibile in molte zone del territorio della città».
Gli interventi
Ad entrare nel dettaglio è Daniele Cortesi, elencando gli interventi che secondo il Comitato stanno cambiando volto a interi quartieri. «Hanno distrutto via Bertini con la costruzione di numerosi supermercati – esemplifica – ai quali si aggiungeranno altri 4 o 5 punti vendita. A Villa Selva nascerà un enorme polo logistico, per non parlare del polo H a Vecchiazzano rispetto al quale non si sa nulla. Altri supermercati sorgeranno sulle macerie del Diagonal e dell’ex macello dei polli di viale dell’Appennino rendendo ancora più inutile quello del polo H. Nell’area dell’ex Marco Polo, infine, sorgerà l’ennesimo supermercato». I membri del comitato lamentano in particolare la mancanza di coinvolgimento dei cittadini, a partire dalle associazioni, dai rappresentanti di categoria e dai sindacati. «Anni fa – prosegue Cortesi – l’amministrazione comunale aveva convocato le associazioni per partecipare a un incontro per costruire un piano strategico per progettare la Forlì del futuro. Hanno fatto un lavoro enorme, vivisezionando Forlì da ogni punto di vista. Un lavoro enorme che è rimasto inapplicato. Sindaco e Giunta su certi aspetti non possono fare nulla perché devono sottostare alle leggi nazionali, questo è vero, ma è necessario comunque informare i cittadini in maniera tempestiva. Stiamo subendo le cose così dall’alto, che ci piovono addosso e noi non abbiamo l’ombrello per ripararci. Come associazione siamo contrari ai supermercati selvaggi, ne contiamo 85 in città ma non siamo contrari a priori al Bess o al fotovoltaico perché ci rendiamo conto che quello è il futuro. E’ tuttavia indispensabile che gli enti pubblici, come Comune e Regione, non lascino gestire solo al privato perché punta solo al massimo profitto».
Scelte dall’alto
La percezione condivisa dai membri del gruppo è che spesso le notizie importanti per la comunità vengano rese note dalla stampa e che le scelte vengano imposte dall’alto. Una critica che riguarda ogni livello istituzionale e colore politico. «Per quanto riguarda i Bess – esemplificano – il documento in cui se ne parla è stato pubblicato sul sito della Regione il 6 maggio scorso. Oggi, dunque sono già scaduti i trenta giorni di termine utili per presentare le osservazioni. In questo senso, la commissione consiliare in Comune a Forlì annunciata per luglio è tardiva: ci si limiterà a dire ai cittadini cosa verrà fatto. Noi non abbiamo ricette o proposte, noi facciamo domande e pensiamo sia giunto il momento che società politica e civile a Forlì si mettano attorno a un tavolo per dire cosa vogliono fare». Un tavolo che, secondo il comitato, dovrebbe tradurre le proposte in fatti concreti, coinvolgendo non solo la maggioranza ma anche chi siede all’opposizione. «Chi governa ha le proprie responsabilità – sottolineano –, ma anche l’opposizione non sta facendo nulla, è assopita. Non svolge il ruolo politico di rappresentanza di chi li ha eletti». Infine l’appello, rivolto a tutto il tessuto associativo della città: «Facciamo appello alla società civile, a tutte le associazioni portatrici di interesse, come quelle ambientaliste ma anche quelle di categoria, ai sindacati – concludono – per trovare momenti di confronto che possano portare a proposte concrete».