Rendere la cultura un diritto realmente accessibile a tutti, trasformando i teatri in luoghi di incontro, confronto e crescita civile. È questo il cuore del progetto “Cultura No Limits”, iniziativa nata a Forlì e presentata da Raffaella Baccolini, presidente del Centro Diego Fabbri, e dal direttore Paolo De Lorenzi. Un’esperienza che, mossa dall’eredità ideale di Diego Fabbri e forte di oltre vent’anni di attività sul territorio, è ormai cresciuta fino a diventare una realtà di rilevanza nazionale. L’iniziativa nasce con un obiettivo chiaro: superare le barriere sensoriali, psicologiche, economiche e culturali che ancora limitano la partecipazione alla vita artistica. Dal 2010 ad oggi il salto è stato straordinario. Se il primo esperimento ha visto la messinscena di un singolo spettacolo audiodescritto per un pubblico non vedente - “Il processo a Gesù” -, oggi la stagione conta ben 130-150 spettacoli audiodescritti diffusi in tutta Italia. Questo traguardo è stato raggiunto grazie al supporto continuativo della Regione Emilia-Romagna e a una rete capillare di oltre 15 partner d’eccellenza, tra cui la Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, il Piccolo Teatro di Milano, il Teatro Stabile di Genova, il Teatro Massimo di Cagliari e Piemonte dal Vivo. L’Emilia-Romagna vanta inoltre l’unico teatro con l’intera stagione di prosa audiodescritta: il Teatro della Regina di Cattolica. Ma l’accessibilità non riguarda solo la vista e l’udito. “Cultura No Limits” agisce anche sulle fragilità psicologiche, collaborando da anni con il centro diurno Ulisse dell’Ausl della Romagna per integrare la fruizione teatrale nei percorsi terapeutici, con un’attenzione speciale al benessere dei giovani. Per contrastare le barriere economiche, il progetto introduce l’iniziativa del “biglietto sospeso”. Sul fronte culturale, contrasta i pregiudizi con percorsi dedicati, portando i giovani ad apprezzare anche arti percepite come elitarie o l’audiodescrizione di spettacoli di danza, film muti e persino concerti. Un lavoro corale che coinvolge attivamente anche il mondo della scuola e il tessuto imprenditoriale locale. Come sottolineano i promotori, l’obiettivo non è «includere», termine che presuppone una concessione, ma creare una reale «condivisione culturale». Un modello innovativo che consolida la città di Forlì come vera e propria capitale dell’inclusione. «Perchè il teatro non sia un luogo speciale, ma un luogo comune – spiega Baccolini –. L’audiodescrizione si concretizza prima con un tour tattile, poi con un’introduzione allo spettacolo, in seguito nelle pause in una spiegazione di quello sta accadendo».
Forlì, torna “Cultura no limits”: il modello che abbatte le barriere del teatro