Forlì. Tagli al personale delle case di riposo dell’Asp, la protesta dei sindacati

Taglio al personale delle case di riposo gestite dall’Asp (Azienda servizi alla persona) Forlivese, lavoratori e sindacati si sono trovati ieri in piazza Saffi per dire no alla riduzione del personale e chiedere l’intervento del sindaco. Le strutture, che in totale accolgono circa 150 anziani non autosufficienti, dando da lavorare a 109 persone di cui 90 oss che si occupano direttamente della cura degli ospiti, sono presenti in 5 dei 14 comuni del comprensorio ovvero Forlimpopoli, Castrocaro, Dovadola, Rocca San Casciano e Predappio. «Dall’ottobre di quest’anno - spiega Michele Bertaccini segretario della Uil Fpl Forlì - la presidenza dell’Asp ci ha comunicato che c’era una situazione economica molto grave alla quale avrebbero risposto anche con tagli alle ore di servizio. Ci siamo dunque immediatamente attivati con tutte le lavoratrici e i lavoratori. Non è accettabile che la soluzione ai problemi economici delle strutture sia quella di tagliare servizi, peggiorarli o aumentare i carichi di lavoro ai dipendenti. Inoltre, diverse strutture dell’Asp del Forlivese presentano alcune con criticità strutturali che, al netto di situazioni economiche occasionali come l’aumento delle bollette, hanno necessità di una progettualità. Dal nostro punto di vista oggi è necessario un richiamo alla politica, ai sindaci, affinché si occupino di questa struttura». La prospettiva di tagli al personale ha dunque allertato immediatamente le sigle sindacali preoccupate sia per i lavoratori che per le ricadute sociali che una scelta del genere provocherebbe.

«Siamo qui a tutela dei servizi prestati dall’Asp – aggiunge Martina Castagnoli della Cisl Fp Romagna –. Chiediamo che rimanga pubblica tutelando non soltanto il lavoro dei dipendenti ma anche il servizio dato agli ospiti». I sindacati si rivolgono, dunque, ai sindaci a partire da Gian Luca Zattini. «I sindaci - aggiunge Glauco Giorgetti Funzione pubblica Cgil - sono i soci proprietari dell’Asp e il Comune di Forlì è quello che ha una quota maggiore avendo più ospiti. Sono coloro che sono tenuti a controllare l’operato della realtà e a rifondere il debito per far sì che vada avanti. È un’azienda pubblica che non può chiudere perché fornisce un servizio che altrimenti manderebbe in crisi il sistema sociale dal momento che ospita persone anziane non autosufficienti».

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