«Siamo stanchi dei prezzi che aumentano mentre le borse di studio rimangono ferme. Gli studentati privati forlivesi superano i 700 euro al mese per una stanza singola. Rendiamoci conto che questi non sono prezzi pagabili, non sono costi che può sostenere una famiglia. Viviamo in una precarietà diffusa, strutturale e contro questa sono d’aiuto solo investimenti strutturali, ma per questo serve la volontà politica che al momento non vediamo».
È questa la dura denuncia fatta Melanie Giovanazzi, rappresentante Unione degli Universitari (Udu) che porterà la realtà ad aderire alla manifestazione nazionale di sabato 17 ottobre a Roma. Un appuntamento che ha già raccolto 300 adesioni da tutta la provincia per cercare di portare al centro dell’agenda politica diversi temi tra i quali emergenza salariale, pace, diritti e giustizia sociale. Cgil Forlì Cesena e La Via Maestra invitano lavoratori, pensionati, giovani e associazioni a partecipare. La richiesta mossa è quella di impegni concreti di attuazione della Costituzione: l’emergenza numero uno è quella salariale e dei redditi a fronte di un costante aumento dei prezzi dei carburanti, delle bollette e della spesa.
Salari e sicurezza
«L’emergenza salariale è la prima questione che portiamo a Roma – dichiara Maria Giorgini, segretaria generale Cgil Forlì-Cesena –. I dati Ires mostrano retribuzioni medie annue inferiori di 2.428 euro alla media regionale. Nel 2025, 3,75 milioni di ore di cassa integrazione e 7.236 denunce di infortunio confermano l’urgenza di lavoro stabile e sicuro. Le vertenze Electrolux, Celli, Bipres, Sacmi, Sacim e Flash Control, le difficoltà del calzaturiero di San Mauro Pascoli e le preoccupazioni per Trevi e Soilmec chiedono investimenti e garanzie occupazionali. Rivendichiamo sanità pubblica al 7,5% del Pil, servizi accessibili, risposte su casa e non autosufficienza, ricostruzione e sicurezza del territorio».
La via Maestra
«Manifestiamo tutti insieme uniti – dichiara Carlo Sorgi, in rappresentanza della Via Maestra – per difendere i valori della Costituzione, contro tutti gli attacchi che ha subito in questi anni e che continua a subire ora attraverso la legge elettorale. Anche la democrazia nel nostro paese è sotto attacco: negli ultimi cinque anni abbiamo visto passi indietro su sanità, scuola, ambiente, diritto alla casa e soprattutto sul lavoro; i lavoratori sono diventati più poveri e il tentativo di modificare la narrazione della realtà da parte del governo è inutile perché a tutti noi basta andare a fare la spesa e andare a fare il pieno alla stazione di servizio per renderci conto della situazione».