Forlì. Spaccate e furti, il 26% delle attività è già stato colpito

Forlì
  • 18 ottobre 2026

Vetrine infrante, serrande scardinate e un profondo senso di vulnerabilità che avvolge chi ogni giorno tiene aperta la propria attività. I furti con spaccata continuano a seminare ansia e preoccupazione tra i negozianti e i titolari dei pubblici esercizi della zona. Un fenomeno in costante ascesa che cancella l’illusione di vivere in un territorio immune dalla microcriminalità. A scattare una fotografia nitida della situazione è l’ultima indagine promossa da Ascom-Confcommercio Forlì. «Purtroppo anche le nostre realtà non possono più dirsi isole felici - dichiara con amarezza Alberto Zattini, direttore dell’associazione di categoria -. L’analisi condotta tra le imprese evidenzia un clima di netta insicurezza: la richiesta corale che si leva dal territorio è quella di aumentare le misure di prevenzione».

I numeri

I dati emersi dall’indagine delineano un quadro preoccupante. Quasi quattro imprese su dieci (il 37,6% del campione) indicano le “spaccate” come il reato predatorio maggiormente in aumento nel corso del 2026. Inoltre, oltre un’attività su quattro (26,6%) dichiara di essere già stata vittima di un’incursione criminale. Per chi finisce nel mirino dei malviventi, il colpo spessissimo non rimane isolato: il 59,4% degli esercenti colpiti ha infatti dovuto fare i conti con più di un episodio. Il timore per il futuro è altissimo e il 49,9% delle imprese teme di essere preso di mira nei prossimi mesi. Nel riparto orario, infine, emerge come i raid avvengano prevalentemente durante l’orario notturno o di chiusura e l’85% dei casi si registra infatti a serrande abbassate.

«La realtà forlivese rispecchia questi numeri, che attestano le ansie dei nostri associati - prosegue Zattini -. Fa riflettere che circa il 50% degli intervistati lavori con il costante timore di un’incursione. Chi subisce una spaccata o una rapina non affronta solo ingenti danni economici, ma anche un pesante impatto psicologico».

Le richieste alle istituzioni

Per difendersi, il 39,4% delle imprese ha già sostenuto investimenti aggiuntivi in sicurezza, affrontando una spesa media di 2.650 euro per l’installazione di porte blindate, videosorveglianza o per ingaggiare la vigilanza privata.

Ma la difesa privata non basta. «Serve un rafforzamento della sorveglianza da parte di forze dell’ordine e Polizia locale, pur consapevoli delle carenze organiche», rileva Zattini, auspicando l’arrivo delle nuove assunzioni previste dalla manovra di Governo. Tra le misure ritenute più efficaci spiccano la presenza capillare dello Stato e l’uso dell’Esercito nelle aree più critiche. «Infine - conclude Zattini - servono agevolazioni fiscali e contributi per chi investe in sicurezza. Proteggere l’impresa non deve essere solo un costo, ma un valore per tutta la collettività».

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